Il Fondaco dei Turchi, situato nel Sestiere di Santa Croce, è il primo grande palazzo che si incontra a Venezia percorrendo il Canal Grande: imponente e leggiadro, attirerà la vostra attenzione con le sue forme sinuose ed orientaleggianti.

Un pò di Oriente a Venezia

Siamo nel XII secolo e l'arte bizantina veneziana proviene dai traffici economici che la Serenissima intesseva con l’Oriente. I veneziani si lasciano ispirare dal linguaggio artistico orientale, ma non ne fanno una semplice copia, bensì sviluppano forme del tutto originali che meglio si sposavano con la leggerezza degli edifici di una città sull’acqua: a Venezia non è accettabile il rigore geometrico ma si predilige la libertà fantasiosa dell'Oriente.

Il Fondaco è l'espressione dello stile bizantino veneziano ed è anche una delle prime grandi dimore patrizie realizzate in città.

Simmetrica e leggera: la facciata marmorea del Fondaco dei Turchi

La sua magnifica ed imponente facciata, rivestita di marmi e completamente decorata, si presenta simmetrica e ritmica: al piano terra un porticato con 10 arcate che consentiva l’attracco delle imbarcazioni; al piano superiore una splendida loggia con 18 arcate dietro la quale si cela il salone principale; due torrette laterali, tipiche costruzioni del Veneto del Duecento, incorniciano il tutto chiuso da una merlatura di coronamento.

Come ogni dimora patrizia che si rispetti era dotato di fondamenta, di un ampio cortile con al centro una vera da pozzo e di una scalinata sul fronte principale che consentiva un più facile accesso al porticato dal canale: questa però oggi è visibile solo quando la marea della Laguna è molto bassa e la lascia affiorare dalle acque che di solito penetrano tra le colonne invadendo tutto il porticato, ormai rivestito completamente di alghe, donando all’edificio una sorta di immateriale leggerezza.

Da dimora patrizia a fondaco: una storia di splendore e decadenza

Ma cosa è un fondaco? Cosa si cela dietro questo singolare termine che sembra essere sopravvissuto soltanto a Venezia? Si tratta di un edificio di origine medievale, che nelle città di mare svolgeva funzioni di magazzino e spesso di alloggio per i mercanti stranieri: una perfetta sintesi tra la casa, il moderno albergo, il magazzino e lo showroom, in cui i mercanti stranieri potevano mostrare le loro merci portate da lontano, fare affari e soggiornare.

Ma il palazzo nacque, come abbiamo già detto, come dimora patrizia: realizzato nel XIII secolo, intorno al 1220, da Giacomo Palmieri della ricca famiglia Pesaro, è dopo la seconda metà del 500 che la sua vita cambiò radicalmente, quando Francesco Dimitri Lettino, detto Fria, chiese di poter adibire un luogo privato ad uso esclusivo dei mercanti ottomani, di realizzare quindi un fondaco. Fu scelto il Palazzo dei Pesaro. Questa decisione comportò un completo stravolgimento dell’edificio: fu separata la parte destinata ai forestieri dalle abitazioni dei veneziani, e per questo sulla facciata fu eretto un muro con una porta per consentire l’accesso al fondaco e per il carico e lo scarico delle merci. Vennero rovinosamente abbattute le due torrette laterali, ritenute un mezzo attraverso le quali i turchi potevano spiare la città. All’interno fu creata una ulteriore divisione: una sistemazione divideva i turchi europei da quelli di Costantinopoli, come persiani ed armeni; furono realizzati 20 magazzini al piano terra e 50 camere al piano nobile, ognuna delle quali capace di ospitare fino a 6 persone, servizi che potessero incontrare le esigenze e gli usi degli stranieri, come il bagno rituale, ed un ampio spazio per la preghiera.

Il funzionamento del fondaco: i Turchi a Venezia

Il funzionamento del fondaco era basato su precise norme molto rigide: era gestito da un custode preposto dal governo che apriva le porte al sorgere del sole per richiuderle al tramonto; all’interno non potevano essere introdotte armi e polveri da sparo e non era consentito l’ingresso a donne e bambini. Gli affari si svolgevano alla presenza di speciali mediatori che assistevano alle contrattazioni per ovviare alle difficoltà linguistiche e inoltre redigevano i contratti.

Ma cosa portavano i turchi dalle loro terre lontane? Beh, all’interno del fondaco sicuramente l’atmosfera era  lussuriosa ed orientaleggiante: gli stranieri avevano introdotto alla Serenissima sete preziose per gli abiti delle nobildonne, tappeti, spezie colorate e profumate di ogni genere, olii, lana grezza, drappi di pelo di cammello, cuoi di pelle di pecora, tabacco.

Durante il Settecento gli affari della Serenissima con l’Oriente subirono una drastica riduzione ed il fondaco piano piano fu abbandonato. Per un breve periodo ospitò la Manifattura dei Tabacchi, e successivamente fu addirittura utilizzato come deposito di materiali edili, fino al 1838 quando fu acquistato dal Comune.

Dall'abbandono alla rinascita: il restauro

Ma come si presentava il palazzo in quel momento? Purtroppo il sontuoso ed orientaleggiante fondaco si mostrava in totale stato di abbandono, avendo perduto rovinosamente tutti i marmi e le pietre che lo adornavano e presentandosi completamente rivestito di semplici mattoni rossi: un vero e proprio re nudo, spogliato delle sue vesti preziose.

Si rese necessario ed urgente un intervento di restauro e ricostruzione: la delicata operazione fu affidata all’ingegnere Federico Brecht, che iniziò i lavori intorno al 1862 per terminarli nel 1890 circa.

Brecht nella sua opera tentò di recuperare il materiale originario dell’edificio duecentesco, ma questo non bastò a discostare l’operazione da una didattica copia, poiché egli non seppe far rinascere la luce ed il calore appartenuti alla fabbrica originaria, tant’è che oggi il palazzo appare spettrale, lontano dai fasti patrizi e dalle dinamiche esotiche ed orientali che lo avevano animato e visto protagonista per secoli.

Il fondaco dei Turchi oggi: il Museo Civico di Storia Naturale

Brecht, tuttavia, propose la destinazione d’uso museale che ha poi portato all’apertura nel 1923 del Museo Civico di Storia Naturale: rimasto inattivo per 15 anni, venne riaperto ufficialmente e definitivamente l’8 marzo 2010.

Oggi il Museo ospita una importante collezione che attraverso una studiata comunicazione riesce a coinvolgere i visitatori e lasciando che questi possano interagire con tutti gli allestimenti.

Le istallazioni occupano il piano terra ed il piano primo; ma suggestivo sono senz’altro gli scheletri di una balenottera e di un capodoglio sistemati nella Galleria dei Cetacei a piano terra, sospesi dal soffitto.

Lasciatevi suggestionare da questo edificio senza tempo, sospeso tra antico e moderno, che vi farà viaggiare tra atmosfere orientaleggianti e percorsi scientifici che vi faranno immergere nelle profondità marine per entrare in contatto con le sue creature e vi faranno risalire per conoscere le strategie della vita e mostrarvi le forme viventi più disparate.

Buon Viaggio!

forse non sapete che....

Durante la sua ricerca di recupero del materiale e delle decorazioni originarie andate perdute, l’ingegnere Brecht ritrovò un elemento architettonico della facciate raffigurante un uccello, una sorte di anatra, che cattura un pesce. Sapete che questa decorazione oggi rappresenta il logo del Museo?