Cà Pesaro: da dimora patrizia a museo

La storia di Cà Pesaro iniziò nella seconda metà del diciassettesimo secolo, quando la potente famiglia patrizia dei Pesaro commissionò l'ideazione e l'esecuzione del palazzo all'architetto Baldassarre Longhena, autentico campione del Barocco Veneziano. Nel 1659 cominciarono i lavori del piano terra, con la realizzazione del caratteristico cortile con logge, lavori terminati poi entro il 1676; il secondo piano sarà già pronto dopo tre anni, ma a causa della morte del Longhena, sopraggiunta nel 1682, i lavori subirono un arresto. Sarà Gian Antonio Gaspari a completare l'opera prima del 1710, nel totale rispetto del canovaccio originario.

Adagiato maestosamente sul Canal Grande, Cà Pesaro è un omaggio tutto barocco al classicismo del Sansovino. La facciata, infatti, si presenta tanto possente quanto articolata. L'effetto d'insieme è di "grave leggerezza":  si ha quasi la sensazione, infatti, che il palazzo, seppur nella propria potenza si libri in aria, come se fosse senza peso. La solenne bellezza dell'esterno non viene di certo tradita dall'elegante e raffinata decorazione dell'interno, che già durante i primi anni di edificazione i Pesaro ebbero cura di commissionare ai più importanti artisti dell'epoca. Ancora oggi è possibile ammirare in loco quel che resta delle antiche decorazioni ad olio e a fresco del soffitto ad opera di maestri quali Crosato, Trevisani e Pittoni. Purtroppo non sono più in sede, invece, i tanti capolavori della collezione Pesaro attestati dalla tradizione storiografica ed archivistica, volatilizzatasi definitivamente entro il 1830 con l'estinzione della nobile famiglia veneziana. Il nobile palazzo fu rilevato, in seguito, dai Gradenigo e dai Padri Armeni Mechitaristi. Ma fu il passaggio di proprietà alla famiglia dei Bevilacqua a segnare la decisiva svolta per la storia dell'edificio: è stata, infatti, la duchessa Felicita Bevilacqua La Masa a trasformare un edificio di uso privato in un museo di arte moderna, facendone poi dono alla città di Venezia.

Le collezioni della Galleria Internazionale d'Arte Moderna Cà Pesaro: come è nato il museo

La storia museale di Cà Pesaro ha inizio nel 1897, anno della seconda edizione della Biennale di Venezia, con la donazione del principe Alberto Giovanelli, primo nucleo della ricca collezione del museo. Cinque anni dopo, il Comune di Venezia deciderà di assegnare all'ex dimora dei Pesaro la sua attuale funzione: nasce così ufficialmente la Galleria Internazionale d'Arte Moderna Cà Pesaro.

Durante i suoi primi anni di vita, il giovane museo svolge un interessante e proficua attività militante, promuovendo gli artisti più giovani del momento. Le opere di autori poi divenuti celebri come Boccioni, Casorati e Arturo Martini, fanno bella mostra di sé nelle esposizioni che si contrapporranno alle Biennali di Venezia: le celeberrime Mostre Bevilacqua La Masa.  

In seguito, negli anni cinquanta, inizierà la politica di acquisti e donazioni del museo. Con un accordo stipulato con la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, che privilegiava la produzione artistica italiana, Cà Pesaro comincia ad acquistare le opere degli artisti internazionali dalle Biennali veneziane. Negli anni 60, invece, l'interesse dell'istituzione si rivolge nuovamente agli artisti nostrani: in particolar modo è incrementata l'acquisizione di opere dell'Ottocento veneziano. Per la costituzione della ricca collezione di Cà Pesaro risultano fondamentali due donazioni: il lascito De Lisi e la donazione Wildt. In particolar modo è da ricordare la prima, che ha portato nella galleria del museo grandi nomi come Morandi, De Chirico, Carrà e Mirò.  E questo avveniva tra gli anni sessanta e gli anni novanta del Novecento.

Ma di notevole interesse per la formazione della ricca collezione del museo, è stata l'acquisizione della collezione di Chiara e Francesco Carraro, donata al museo dall'omonima fondazione il 9 maggio del 2017: ottantadue capolavori del secolo XIX, che hanno contribuito a rendere Cà Pesaro uno dei musei più all'avanguardia nel settore dell'Arte Contemporanea.


Il Museo d'Arte Orientale: un focus sul Levante

Parallelamente alla creazione del prestigioso museo, l'ultimo piano dell'edificio si arricchiva anche della prestigiosa collezione di arte orientale di Enrico di Borbone, conte di Bardi. Il conte riunì, infatti, durante i suoi viaggi in estremo oriente un vastissimo corpus di opere d'arte orientali che sistemò nella sua dimora in Palazzo Vendramin Calergi con l'intenzione di farvi un museo. Dopo la sua morte la collezione divenne di proprietà dello Stato Italiano che nel 1925 di comune accordo con Venezia, decise di stabilire all'ultimo piano di Cà Pesaro: nacque così il Museo d'Arte Orientale. Qui è possibile ammirare nelle sale dedicate al Giappone armature e paramenti e oggetti vari del cosiddetto Periodo Edo. In altre sale del museo sono invece imperdibili gli oggetti di lacca dei corredi nuziali del tempo e strumenti musicali di elevato artigianato. Una visita al museo di arte orientale, diviene così, l'occasione per conoscere  approfonditamente gli usi e i costumi dell'Antico Oriente.




L'Arte Contemporanea a Cà Pesaro: cinque opere da non perdere

Tralasciando la continua attività di nuove mostre ed esposizioni che si svolgono di norma al secondo piano dell'edificio, quali sono le opere più importanti della collezione permanente di Cà Pesaro, i capolavori che contraddistinguono in maniera indelebile l'identità del museo veneziano? Ecco cinque nomi da non perdere:

  • Il pensatore di Auguste Rodin, una delle tante repliche che lo scultore francese realizzò del suo celebre capolavoro, ispirato dalla scultura di Michelangelo:
  • Giuditta II (Salomè) dipinto realizzato dal pittore austriaco Gustav Klimt nel 1909, personale interpretazione in chiave moderna del celebre mito di Giuditta e Oloferne:
  • Le villeggianti di Antonio Donghi, opera realizzata nel 1934, capolavoro del nuovo realismo d'ispirazione neo-rinascimentale;
  • La notte di Pericle, datata al 1926, capolavoro della pittura metafisica di Giorgio de Chirico;
  • Il bevitore, opera eseguita dallo scultore Arturo Martini tra il 1928 ed il 1929 in omaggio alla scultura ellenistica.

Insomma, questo è solo un antipasto del lauto banchetto culturale che vi attende a Cà Pesaro. Muovetevi vi stiamo aspettando!




Ca’ Pesaro Galleria Internazionale d’Arte Moderna si trova nel Sestiere di Santa Croce.

Il museo è visitabile nei seguenti orari:

  • dal 1 novembre al 31 marzo da domenica a giovedì 10.30 – 17.00 (ultimo ingresso ore 16.30) venerdì e sabato 10.30 – 19.00 (ultimo ingresso ore 18.30)
  • dal 1 aprile al 31 ottobre 10.30 – 18.00 (biglietteria 10.30 – 17.30)
  • Chiuso il lunedì 

Le principali tariffe d'ingresso (Museo d'Arte Contemporanea + Museo d'Arte Orientale) sono: biglietto intero 14 euro, biglietto ridotto 11,50 euro