Viaggio nell'animo e nel teatro di Carlo Goldoni

Carlo Goldoni è sicuramente uno dei personaggi più emblematici della Venezia del Settecento, che ha legato il suo nome alla storia della letteratura italiana e non solo, in maniera indelebile.

Nato nella Repubblica della Serenissima il 25 Febbraio 1707, ha speso la sua vita alla continua ricerca di un equilibrio tra le due nature che tormentavano la sua anima: il bisogno incessante di pace e serenità contro la continua sete di conoscenza che lo portava a viaggiare spesso.

Ancora ragazzino si trasferì a Perugia prima e Rimini poi, dove il padre medico lo iniziò allo studio della filosofia e della giurisprudenza, conseguendo la laurea in legge nel 1731 all'Università di Padova. Ma la vita e la professione di avvocato lo annoiavano terribilmente e in Carlo si alimentava sempre di più l'amore per il teatro, iniziato a dire il vero in tenerissima età, quando a soli 8 anni si appassionò ai teatrini di marionette. Si immergeva continuamente in letture di autori teatrali italiani e stranieri, e piano piano cominciò a dare vita alla sua produzione personale, scrivendo pieces, poesie, drammi, ma anche libretti per opere in musica. Una produzione che divenne inarrestabile e che ha senza dubbio segnato tutto il XVIII secolo, facendo di lui uno dei principali padri fondatori della commedia moderna, artefice di quella che è nota come la "riforma del teatro".

All'epoca di Goldoni la città di Venezia era dotata di numerose strutture teatrali, molte delle quali private. E i modi di fare teatro erano fondamentalmente due: c'era la commedia dell'arte, molto in voga perchè di tipo popolare, svago per i ceti più bassi della società; e c'era poi il teatro aristocratico, quello che andava in scena nei salotti privati, nelle accademie e nelle corti, ad esclusivo appannaggio della nobiltà.

Vedete come al tempo, nella "democratica" Repubblica di una della maggiori potenze mondiali, le differenze sociali si rispecchiavano anche nel divario culturale, non solo economico: modi, linguaggi, divertimenti e passatempi erano nettamente discordanti, ampliando quel divario tra classi sociali già eccessivamente evidente.

Al di là delle differenze sociali, il genere e il modo di "fare teatro", che fosse per il popolo o per i ricchi, era pressoché lo stesso: si trattava di un genere farsesco, la cui recitazione era affidata quasi esclusivamente all'improvvisazione degli attori. Non c'era un copione scritto con parti e battute, ma un canovaccio che raccontava la storia, i cui dialoghi erano improvvisati poi dagli interpreti direttamente in scena. Inoltre, era fondamentale l'uso della maschera per rappresentare personaggi estremamente caratterizzati, in quella che possiamo definire a tutti gli effetti una recita a soggetto.

La riforma di Goldoni fu senza dubbio rivoluzionaria. L'opera teatrale del commediografo non era una semplice farsa fine a se stessa, ma metteva in scena personaggi caratterizzati psicologicamente che, attraverso la commedia allegra e divertente, mostravano le mille sfaccettature dell'animo umano, combattuto spesso da conflitti interiori. Rappresentava la vita e l'uomo, Carlo Goldoni, mettendo sulla scena personaggi reali, ispirati alla sua Venezia, ma che racchiudevano una straordinaria universalità, arrivando ad un modernissimo realismo. Va bene ridere, fa bene all'animo divertirsi, ma questo diventava un pretesto per delle riflessioni psicologiche interiori: così il teatro goldoniano diventava un teatro morale con un importante ruolo pedagogico.

E per la sua riforma il commediografo impose due fondamentali innovazioni. La recita non era più a soggetto, eliminando del tutto l'improvvisazione sostituì il canovaccio con il copione: la scrittura dei testi era per dialoghi che gli attori dovevano imparare e seguire. Anche il linguaggio subì un notevole cambiamento, non essendo più sofisticato con intrecci cervellotici, ma rapido e schietto e soprattutto dialettale: Carlo riportò alla ribalta il linguaggio veneziano, ma con il suo genio riuscì ad evitare l'aspetto caricaturale nel quale banalmente si poteva scadere.

L'altro grande cambiamento fu l'abolizione delle maschere in scena: un "giù la maschera" a favore di espressioni umane vere e tangibili, personaggi che avevano a che fare con la realtà e non con una certa finta fantasia.

Di fatti, era Goldoni stesso a raccontare che le sue ispirazioni per la scrittura teatrale venivano dalla lettura di due grandi libri: il "libro" del mondo, da cui riusciva a trarre situazioni e ambientazioni, personaggi e sentimenti per mettere in scena la realtà; e il "libro" del teatro, fondamentale per la conoscenza di trucchi e tecniche, strategie da seguire per autore e attori, per riuscire a suscitare meraviglia e riso, emozionare lo spettatore. I libri a cui si ispirava Goldoni non si sfogliavano, ma si vivevano, e questo mette il luce come sia importante lo studio della vita vera per potersi poi permettere di mettere in scena situazioni che devono offrire riflessioni vere, una morale, degli insegnamenti. Ed è per questo che trovo la modalità di operare di Carlo estremamente astuta e intelligente, coerente con la sua genialità. Un esempio non solo per letteratura e teatro, ma di vita!

Ma quali erano i personaggi che Goldoni raccontava? Un ruolo centrale nelle sue commedie era affidato ai borghesi, rappresentati con caratteristiche positive, intelligenti ed intraprendenti, con buone capacità di professionisti che permetteva loro di arricchirsi, andando via via a sostituirsi alla tradizionale nobiltà. C'erano i servi, considerati piuttosto intelligenti ed astuti, al punto da poter muovere critiche ai loro borghesi padroni. C'è poi il popolo minuto, come pescatori, gondolieri e comari pettegole, di cui vengono rappresentate le caratteristiche più basse, ma anche le loro qualità migliori come onestà e forte senso della famiglia. E poi la nobiltà, messa in scena del tutto priva di valori, e la vecchia aristocrazia messa in ridicolo per la sua arroganza. Vediamo come Goldoni riesca a rappresentare lo stridente contrasto tra le diverse classi sociali in un'azione sempre grottesca con un risvolto sociologico e morale.

Componente sempre presente nelle storie del commediografo è senz'altro l'amore, rappresentato soprattutto dai giovani che però devono sottostare a regole sociali e familiari, ma il lieto fine è sempre assicurato.

La prima opera che il Goldoni scrisse per il "nuovo teatro" fu La donna di garbo del 1743. In quel periodo collaborava al Teatro San Samuele, appartenente alla famiglia Grimani. E' del 1747, invece, l'incontro con l'impresario teatrale Gerolamo Medebach che lo porterà al Teatro San Angelo. Ma cambierà ancora e nel 1753 passerà al Teatro San Luca, della nobile casata Vendramin.

Dieci anni più tardi Carlo lascerà Venezia per trasferirsi a Parigi dove lavorerà per il Theatre Italien: un periodo di grandi successi, seguito poi da un inesorabile declino che lo porterà poi alla nera miseria. Dopo la stesura delle sue Memoires, autobiografia tra il serio e il faceto, morirà nella capitale francese il 6 Febbraio 1793, lasciando al mondo della letteratura una grandissima eredità: 5 tragedie, 16 tragicommedie, 137 commedie, 2 azioni sacre, 20 intramezzi, 13 drammi, 49 drammi giocosi, 3 farse, 57 scenari. Un patrimonio importante da tutelare e continuare a vivere perchè sempre di grande modernità.

La maggior parte dei suoi capolavori sono ambientati a Venezia, come La locandiera che vede protagonista la servetta Mirandolina, e poi I rusteghi, Il campiello, Le baruffe chiozzotte ispirate alle vicende di Chioggia dove visse diversi anni con la madre, e ancora Sior Todero Brontolon, La casa nova, Le donne curiose e ancora tante altre.

Venezia, dal suo canto, rispose dedicando al genio di Goldoni un teatro in Calle del Teatro nel Sestiere di San Marco, una statua che si erge fiera in Campo San Bartolomeo, ai piedi del Ponte di Rialto, un Museo ed una struttura ricettiva in quelle che furono le sue dimore veneziane.


Casa di Carlo Goldoni: il Museo e Centro Studi Teatrali

Seppur lontano da Venezia, Carlo non scordò mai la sua terra e da Parigi malinconico scriveva: "Je suis nè a Venise l'an 1707, dans une grande et belle maison, situeèe entre le Pont de Nomboli et celui de Donna Onsta, au coin de Rue de Centanni, sur le paroisse de S. Thomas" (Sono nato a Venezia nel 1707, in una grande e bella casa situata tra il Ponte dei Nomboli e quello della Donna Onesta, all'angolo della Casa dei Centanni, nella Parrocchia di San Tomà), ricordando il palazzo in cui aveva sempre dimorato. Si trattava di Cà Centanni, risalente al XV secolo. Un tipico palazzo con un classico impianto veneziano, con ingresso sulla calle e la lunga facciata che si eleva da Rio de San Tomà di cui ne segue perfettamente l'andamento piegandosi dolcemente in un angolo ampio. In stile gotico con uno splendido cortile interno con pavimentazione in cotto che si spinge poi fino all'androne porticato aperto sulla porta d'acqua. Elemento connotativo è senza dubbio la scala scoperta con archi gotici digradanti e balaustra a colonnine di pietra d'Istria. Ai piani superiori il classico portego, che funge da asse principale, qui perde di funzione a causa dell'irregolarità dell'impianto planimetrico: si riduce ad un semplice salone su cui si aprono i vari ambienti privati, e segnalato all'esterno dalla splendida quadrifora, con alte colonne e archi acuti, che si staglia sul rosso dei mattoni della facciata, dominandola. L'ultimo piano, evidentemente più basso, si presenta con una trifora meno scenografica e semplici aperture che donano un armonico equilibrio di pieni e vuoti all'intera composizione.

In questo palazzo Carlo vi soggiornò fino al 1719. L'edificio appartenne poi alla Contessa Ida Manassero Camozzo, ed in epoca moderna fu acquistato da Aldo Ravà, esperto del Settecento veneziano, insieme al Conte Piero Foscari ed Antonio Pellegrini: i tre avevano l'intento di realizzare un museo in omaggio al Goldoni e alla sua opera. Il progetto però non vide mai la luce a causa del conflitto mondiale e nel 1931 fu donato al Comune: e così nel 1953 venne inaugurata Casa di Carlo Goldoni, Museo goldoniano e centro studi teatrali.

Il Museo oggi offre la possibilità di immergersi nelle ambientazioni delle opere del Goldoni, uno straordinario viaggio nella Venezia del Settecento portata in scena nelle sue commedie, che si fa anche pretesto per mostrare usi e costumi, oggetti e arredi della quotidianità della Serenissima.

La scala del cortile in questo percorso diventa elemento separatore tra un itinerario esterno ed uno interno, quasi intimo. Il piano terra, infatti, si presenta con una grande pianta topografica di Ughi del 1729 in cui sono indicati tutti i luoghi cari al Goldoni, come le case in cui ha abitato, i teatri che lo videro protagonista indiscusso, i locali frequentati. Percorrendo la scala raggiungendo le sale superiori l'esterno si fa interno e si è del tutto catapultati nella città settecentesca e nelle sue dinamiche, con la riproposizione di alcune scene delle sue commedie. E' un pò come stare sul palcoscenico insieme agli attori, con Carlo Goldoni che dirige l'azione.

E così alla Sala 1 si ritrovano queste ambientazioni:

1. "La conversazione", Scena XIV, che vede protagonista il gioco d'azzardo: l'isola scenica comprende il tavolo da gioco del biribisso, molto di moda all'epoca;

2. "L'avvocato veneziano", Scena I: l'isola scenica è realizzata con un tipico mobilio di uno studio legale dell'epoca, estremamente sofisticato;

3. "La donna di garbo", Scena VI: qui l'isola scenica ci porta nella casa di un dottore, in cui sono presenti le figure di Arlecchino e Brighella;

4. "La figlia obbediente", Scene IV, V, VI: l'isola scenica è dominata dalla presenza di un tavolino in legno cesellato e da un ritratto dello stesso Goldoni alla parete;

5. "La finta ammalata", Scene V, VI: l'isola scenica di presenta con una dormesuse com un costume della festa decorato con una pettorina in macramè in fili d'argento.

Nella Sala 2:

1. "Chi la fa l'aspetti", Scene VII, VIII: qui è rappresentato un tinello in cui si è appena consumato il pranzo, ricco di un prezioso mobilio in legno finemente intagliato, e i dipinti del Longhi "La colazione in villa" e "I passatempi in villa";

Nella Sala 3:

1. "Il giocatore", Scene II, IV: qui è ancora protagonista il gioco d'azzardo. L' isola scenica si presenta come un luogo da gioco in cui domina un tavolo su cui il giocatore si è addormentato dopo aver giocato tutta la notte e aver vinto svariati zecchini d'oro. Alla parete ancora un dipinto del Longhi, "Il parlatoio", in cui compare un bimbo che gioca con delle marionette. E nella sala è, infatti, presente un teatrino di marionette d'epoca, appartenuto alla famiglia Grimani, trionfo dell'artigianato veneziano, non solo per quanto attiene alle vesti indossate dai personaggi, ma anche per l'ingegnoso meccanismo che permetteva di muovere i pupazzi. Nel teatrino sono rappresentate le Scene XIII e XIV de "Il servitore di due padroni", del Goldoni ovviamente.

All'ultimo piano è presente la Biblioteca Centro Studi Teatrali, in cui sono conservati più di 30.000 volumi e documenti specializzati nel settore teatrale e dello spettacolo: si tratta di uno dei più importanti centri specializzati sull'argomento in ambito internazionale.

Visitare la Casa di Carlo Goldoni non è visitare semplicemente un museo, ma è un viaggio nella meravigliosa teatralità di un artista senza tempo, che ha saputo raccontarci, forse meglio di altri, la Venezia del suo tempo, regalandoci attraverso i suo straordinari personaggi un insegnamento ancora estremamente moderno e contemporaneo.

Buon viaggio!

La Casa di Carlo Goldoni, Museo goldoniano e centro studi teatrali è in Rio Tera' dei Nomboli, 2794, San Polo 30125. 

Casa Carlo Goldoni: il bed&breakfast

Tra la fine del 1748 e sino all’estate del 1761 Carlo visse con l’amata madre in un appartamento appena dietro Piazza San Marco, nell’elegante Corte di San Zorzi. E’ in questa semplice dimora che il commediografo visse il suo periodo professionale più produttivo, scrivendo un gran numero di commedie per il Teatro San Luca, molte della quali trovavano ambientazione proprio tra le calli veneziane.

Il palazzo che ospitava la dimora della famiglia Goldoni è in stile rinascimentale e si presenta poco sfarzoso e dalle linee architettoniche piuttosto semplici: rimaneva però pur sempre un edificio a pochi passi dal cuore della città, quella Piazza San Marco sede del potere politico e religioso della potente Serenissima. Piuttosto alto per gli standard del tempo, si eleva per ben 5 piani! Il portego centrale evidenzia l’asse principale della struttura, e su di esso si aprono gli ambienti privati, come in una classica costruzione di stampo veneziano. Questo è sottolineato in facciata dalla presenza, ai piani nobili, di splendide trifore con colonne e archi a tutto sesto in pietra d’Istria, equilibrate da semplici aperture che donano un piacevole equilibrio alla composizione. L’ingresso è affidato ad un portale di gusto classico, con arco e voluta come chiave di volta, e una architrave lineare che ne sottolinea la chiusura.

Oggi, quell’appartamento ospita una struttura ricettiva, un bed&breakfast, Casa Carlo Goldoni, che vi darà la possibilità di soggiornare tra le mura che appartennero al maestro del teatro del Settecento.

La Casa Carlo Goldoni si struttura in due piani, un terraneo dove trovano sistemazione l’ampia zona giorno con cucina in muratura e l’area relax con divano e tv; e un piano primo dove si colloca la zona notte con l’ampia camera da letto e la sala da bagno con la vasca idromassaggio per rilassarsi dopo una intensa giornata in giro per la città.

L’appartamento è dotato di tutti i comfort per rendere il più piacevole possibile la vostra visita, come il riscaldamento, l’aria condizionata, una cassetta di sicurezza e il servizio wi-fi. Gli arredi sono di gusto e anche molto moderni, mentre i soffitti si presentano con le travature di legno, tipiche della abitazioni veneziane. Le ampie finestre di cui sono dotati entrambi i piani permettono l’ingresso della luce naturale per gran parte della giornata, per avvolgervi meglio nella calda atmosfera veneziana. La collocazione all’interno di una corte riservata e quasi nascosta al flusso turistico renderà il vostro soggiorno tranquillo, al di fuori del trambusto delle zone più centrali.

La centralità della struttura rende accessibile ogni zona della città, soprattutto le fermate dei vaporetti per qualsiasi spostamento, ma anche le vie più eleganti come le Mercerie, Calle Larga XXII Marzo e la Riva degli Schiavoni. Pochi passi tra le calli e si raggiunge la zona di Rialto, per la movida più giovane di Venezia. La prossimità, invece, al Bacino Orseolo vi permetterà di effettuare un romantico tour in gondola, se vorrete.

Casa Carlo Goldoni, per vivere Venezia come un vero veneziano, come Carlo Goldoni!

Casa Carlo Goldoni è in Corte Zorzi, San Marco 1080, 30124.