Nel XIII secolo, prevalentemente nell'Italia settentrionale, si sviluppò un sistema di confraternite laiche, dette Scuole (Schole in veneziano), che ebbe la funzione principale di creare dei punti di riferimento di varia natura per la popolazione. Due elementi differenziavano le Scuole veneziane da quelle degli altri territori: lo scarso peso del clero nel controllarne le attività e una forte relazione con lo Stato che garantiva loro sorveglianza e protezione.

Con la Serenissima quindi Venezia vide la nascita e la proliferazione di molte di esse ed assunsero nella nostra splendida Città un valore immenso sia per il ruolo svolto, sia per l'immenso patrimonio artistico che molte di esse ci hanno lasciato.

Se ne svilupparono inizialmente tre tipologie di Scuole: Comuni di devozione, di artigiani e di commercianti; degli stranieri e dei Battuti, altrimenti dette di devozione. Le prime due facevano capo a corporazioni artigiane e commerciali, l'ultima era una confraternita composta da flagellanti, detti appunto “Battuti” .

L'elemento in comune delle diverse Scuole era la devozione ad un santo particolare che diveniva il santo protettore al quale dedicavano un altare in una chiesa.

A partire dal 1467 le prime due tipologie vennero accorpate sotto un'unica macro denominazione e presero il nome di Scuole Piccole; mentre i Battuti furono definiti come facenti parte delle Scuole Grandi.

In questo articolo voglio farvi scoprire proprio questa parte di Venezia, quella legata alle Scuole, che ahimè ancora oggi non è ancora molto conosciuta.

Le Scuole Piccole: le confraternite dell'inclusione sociale, economica e religiosa

Le Scuole Piccole nacquero come riposta specifica a categorie precise della popolazione alle problematiche sociali ed economiche dell'epoca.

Come detto nell'introduzione, esse accorpavano al loro interno confraternite diverse. Ma vediamole più nel dettaglio!

Le Scuole Comuni, altrimenti dette di devozione erano quelle con una forchetta più ampia di tipologie di persone sia per quanto riguarda l'occupazione svolta, sia il luogo di residenza, sia la classe sociale ed economica, nonché l'appartenenza di genere. La particolare apertura di queste Scuole all'adesione di membri provenienti da ogni parte della Città fu una delle loro caratteristiche distintive perché, di norma, i membri delle confraternite tendevano ad associarsi ad una particolare Scuola sulla base della vicinanza abitativa con essa. La loro composizione poteva variare da poche decine di persone fino ad arrivare ad un massimo di duecento. Mediamente, però, esse raggruppavano circa sessanta persone, questo dato fa comprendere che il seguito di questa tipologia di associazioni fosse decisamente più esiguo rispetto a quello delle Scuole Grandi.

Una variante molto interessante alle Scuole Comuni erano le Scuole Nazionali che, come si può intuire dal nome, raggruppavano al loro interno tutte le persone provenienti da luoghi diversi ed erano molto utili per creare aggregazione e integrazione in un territorio nuovo, restituendo così ai nuovi arrivati in città un senso di appartenenza e un'opportunità di avere voce in capitolo per accedere alle risorse e alle ricchezze di Venezia. Inoltre, queste associazioni nazionali risultavano molto utili anche per l'integrazione di quei mercanti che erano solo di passaggio in città o che comunque non si fermavano a lungo. A contribuire alla creazione di un nuovo senso di appartenenza vi era la scelta di patroni e culti già presenti in patria, in questo modo gli stranieri riuscivano a conservare una propria identità culturale attorno alla quale avrebbero potuto poi costruire nuovi rapporti e nuove identità sincretiche, ovvero nuove identità ibride. Nacquero così Scuole per i Lucchesi, i Milanesi, Bergamaschi, Fiorentini; ma anche per gli Albanesi, I greci, i Tedeschi. Oggi, l'unica Scuola Nazionale attiva a Venezia è la Scuola Dalmata dei Santissimi Giorgio e Trifone altrimenti detta Scuola degli Schiavoni. La Scuola venne fondata nel 1451 nel Sestiere di Castello e custodisce al suo interno un famosissimo ciclo pittorico di Vittore Carpaccio realizzato tra il 1502 e il 1503.

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L'ultima tipologia che rientra nella dicitura di Scuola Piccola è quella degli artigiani o Scuola dell'Arte. A Venezia l'Arte era un'identità storica e giuridica a sé stante ed era formalmente separata dalla Scuola vera e propria. Tuttavia, il gruppo associativo poteva essere costituito dagli stessi membri in quanto, in genere, accadeva che gli appartenenti dell'Arte confluissero anche nella Scuola corrispettiva. Seguendo questa particolare struttura all'Arte era demandato il compito di direzione e coordinamento delle attività commerciali, mentre alla Scuola spettava la parte legata alle funzioni religiose e caritatevoli degli associati. La scelta dei patroni ricadeva su quelli che in vita avevano svolto lo stesso commercio. Alcuni esempi sono la Scuola dei Calegheri che aveva come patrono Sant'Aniano, il ciabattino al quale, a seguito della rottura di un sandalo, San Marco si rivolse e la Scuola dei Sartori votata, invece, a Sant'Ombono che in vita era stato un sarto.

Dato che la Serenissima vantava un numero cospicuo di Arti in città la frammentazione della classe artigiana era tale da favorire la nascita di più di cento associazioni! Questa massiccia presenza di Scuole diede, quindi, ai suoi membri maggiori possibilità di partecipare attivamente, attraverso le posizioni di prestigio al loro interno, ad una parte essenziale della vita pubblica ed economica della città.


Le Scuole Grandi, un po' di storia

Tra le diverse tipologie di Scuole, le Grandi erano quelle con maggior carattere devozionale. Esse infatti erano costituite da persone che non erano accomunate da una particolare professione o nazionalità. Gli elementi che caratterizzavano gli associati erano la particolare devozione ad un santo e la forte volontà di effettuare opere di beneficenza.

Ora, le persone che entravano a far parte di queste associazioni o confraternite erano appartenenti al popolo “grasso”, ovvero quella parte del popolo che non poteva avere accesso al potere politico come quello concesso ai nobili, ma che però era costituito da persone benestanti o addirittura ricche, insomma quella che noi definiremmo borghesia.

Per questa parte della popolazione le Scuole erano dei veri e propri centri di potere attraverso i quali potevano far valere la propria autorevolezza sulla città. Ciò si traduceva in donazioni nei confronti della Repubblica quando ne aveva bisogno o in interventi con degli stanziamenti in tempo di guerra. Insomma, le Scuole giocavano un ruolo determinante nei casi di gravi emergenze. Oltre a ciò, nei secoli le iniziative intraprese erano indirizzate a tutti coloro i quali fossero in difficoltà come giovani donne che non potevano sposarsi in quanto non possedevano una dote o ai senza tetto o, ancora, ai poveri che non potevano permettersi una sepoltura, ma anche alla costruzione di ospedali e ospizi, andando quindi ad intervenire dove la Serenissima non riusciva.

Ogni nuova Scuola per essere approvata doveva presentare uno statuto, detto Mariegola, al Consiglio dei Dieci che conteneva al suo interno le norme che garantivano e regolavano l'intera congregazione.

Le Scuole erano strutturate secondo uno schema gerarchico dove a presiederla vi era una figura detta Guardian Grando. Poi vi erano la Banca, un organo direttivo costituito da circa quindici persone e il Capitolo all'interno del quale confluivano i confratelli.

Proprio per la loro configurazione interna le Scuole Grandi, a differenza delle Piccole, disponevano di ingenti capitali derivanti dalle donazioni dei confratelli, dai lasciti testamentari e dalle offerte. Questo patrimonio complessivo permise alle Scuole Grandi la costruzione di edifici di prestigio per le proprie sedi. Fu così che i confratelli, grandi mecenati e appassionati di arte, si avvalsero dei più grandi architetti, pittori e artigiani dell'epoca contribuendo, così, ad accrescere il patrimonio artistico all'interno degli edifici.


La situazione per le Scuole cominciò ad avere i primi segni di cambiamento nel 1797 con l'arrivo a Venezia dell'esercito francese, condotto da Napoleone Bonaparte e con la decisione da parte del Maggior Consiglio di porre fine alla Repubblica. Il nuovo governo filofrancese, tuttavia, non durò a lungo dovendo napoleone cedere il potere agli Austriaci che rimasero a governare Venezia fino al 1805, quando furono sconfitti e soppiantati dai Francesi. A partire da quell'anno i cambiamenti in Città furono notevoli. Il nuovo governo aveva una visione repubblicana e laica, non sicuramente cattolica. Furono, quindi abbattuti diversi edifici religiosi, tra cui la chiesa del Sansovino di San Gemignano per l'erezione dell'Ala Napoleonica. Anche le Scuole subirono una sorte analoga, ossia vennero chiuse e tutti i loro beni divennero del demanio. Anche se una parte di questi ultimi furono portati in Francia, altri, come terreni e edifici, sono invece rimasti, per ovvie ragioni, qui a Venezia.

Oggi, le Scuole Grandi di Venezia sono sette, ma solo quattro di esse sono attive, ovvero La Scuola Grande di San Teodoro, di San Giovanni Evangelista, di San Rocco e dei Carmini.

È interessante notare che, nonostante le Scuole abbiano rappresentato e rappresentino ancora oggi una parte storica, sociale e artistica molto importante per Venezia esse non siano ancora molto conosciute dalla maggior parte dei turisti.

Spero quindi con questo mio articolo di essere riuscita ad incuriosirvi abbastanza per voler esplorare una Venezia un po' nascosta, ma piena di meraviglie!