In Piazza San Marco a Venezia è iniziata “L’Età dell’oro”. L’installazione di Fabrizio Plessi, patrocinato dai Musei Civici e sponsorizzata dalla Maison Dior, illumina in questi giorni il luogo più iconico della città con eleganti cascate dorate alle finestre del Museo Correr, come se un enorme e suggestivo specchio riflettesse i mosaici aurei della Basilica di San Marco. Un’opera dal significato altamente simbolico che rivestirà di un’atmosfera particolare questa elegante location fino al 15 novembre.


Un messaggio di luce a Venezia e al mondo

Fabrizio Plessi torna con una sua opera nel “salotto” della città lagunare vent’anni dopo “Waterfire”, scegliendo la medesima location. Una ricerca che allora si fondava su due elementi naturali come il fuoco e l’acqua, particolarmente significativi nel contesto veneziano perché capaci di richiamare alla memoria il terribile incendio del Gran Teatro La Fenice del 1996 e al fenomeno dell’acqua alta con il quale Venezia convive da secoli.

Questa volta l’omaggio di Fabrizio Plessi alla città diventa anche un messaggio importante da dare al mondo in questo momento particolare. Un modo per invitare a riaccendere la luce della speranza dopo mesi di buio per tutti, non solo per i veneziani. Certo il capoluogo lagunare è il primo destinatario di quest’opera perché più di altri luoghi ha vissuto con fortissimo disagio gli ultimi dieci mesi, prima con "l’acqua granda” e poi con l’emergenza Covid-19. Venezia però è da sempre una città ponte verso l’esterno, dunque il messaggio di Plessi parte da qui, per diffondersi nel mondo.

Plessi ha inserito la scritta “Pax Tibi” di ben 58 metri nelle sue cascate dorate. Il famoso incipit della locuzione stampata sul Vangelo che il leone veneziano tiene tra le zampe è un augurio di pace a Venezia, città senza tempo così come il materiale scelto per quest’opera: l’oro. 

Dice l’artista a proposito di questa scelta «L’oro è il mio colore ed è anche simbolo della città. Venezia è d’oro: la Basilica di San Marco è ricca di mosaici d’oro e io ho pensato che questi elementi che la compongono si potessero sciogliere e diventare delle grandi cascate…».

L’installazione in corso d’opera ha subito delle modifiche, e così Plessi ha deciso di inserire nelle sue cascate d’oro la rappresentazione di un tempo mutevole attraverso elementi visibilmente fluidi. Architettura e tecnologia si fondono in modo armonico seppure ogni finestra del Museo Correr appaia diversa dalle altre. Le 15 finestre infatti, alte 4,5 metri l'una, sembrano uguali, ma in realtà differiscono di qualche centimetro permettendo però una particolare suggestione in questo contesto. Un lavoro accurato e pensato dove ciascun led è stato ricalibrato a seconda della cornice nel quale si andava ad inserire ed è stato montato usando la logica della pressione.

Plessi nella conferenza stampa di presentazione ha spiegato così l’inserimento della sua opera nel contesto di Piazza San Marco: “I mosaici della Basilica continuano a vivere da millenni di fronte a quest’opera che è invece altamente tecnologica, legata al nostro tempo. Quindi passato e futuro si incrociano e convivono perfettamente.

“L’Età dell’oro” però non è solo un’installazione visiva, perché ad accompagnare le cascate d’oro c’è la trama musicale del compositore Michael Nyman, capace così di creare un’atmosfera fortemente suggestiva in un contesto già di per sé unico.







L’opera è stata pensata come prologo alla retrospettiva omonima che la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Cà Pesaro ha deciso di dedicare all’artista. L’apertura di questa però non è ancora stata fissata.

L’unica cosa certa al momento è che l'installazione “L’Età dell’oro” di Fabrizio Plessi risplenderà in Piazza San Marco fino al 15 novembre 2020.