Mazzorbo: la sorella “maggiore” di Burano

Situata pochi metri ad ovest dalla colorata isola di Burano, Mazzorbo è un gruppo di tre isole della Laguna Veneta orientale. Raggiunse il massimo splendore attorno al X secolo, divenendo un terreno agricolo adatto anche all’allevamento nonché luogo di svago di patrizi veneziani. Reperti archeologici conservati nel vicino Museo Provinciale di Torcello provano l’insediamento di popolazioni in epoche precedenti, e il fatto che fosse un luogo di scambi commerciali in epoca preromana. Fa parte della municipalità Venezia-Murano-Burano o Venezia Insulare che comprende il centro storico di Venezia e le isole della Laguna nord.

Le tre isole che formano Mazzorbo: un viaggio guidato dai loro racconti

Generalmente indicate come isola di Mazzorbo, geograficamente sono tre isole distinte: l’isola delle Eremite, la maggiore per dimensioni e popolazione, si collega alla vicina Burano grazie ad un ponte in legno chiamato dagli abitanti del luogo “Ponte Longo”. Presenta un breve canale interno cieco, utilizzato dai residenti come luogo sicuro per attraccare le proprie imbarcazioni, che divide una piccola zona residenziale da un’area caratterizzata dalla presenza di colture. L’isola delle Eremite è attraversata da un’unica fondamenta che, partendo dal ponte che la collega a Burano, prosegue per tutto il perimetro orientale, settentrionale e occidentale dell’isola: prende il nome di Fondamenta di Santa Caterina, chiaro riferimento all’unica chiesa rimasta integra sull’isola nonché punto in cui termina. Passeggiando per la fondamenta potrai ammirare sul tuo lato destro un suggestivo scenario rivolto verso il canale di Burano e la vicina zona paludosa appartenente all’isola di Torcello, mentre, sul tuo lato sinistro sarai accompagnato da una una vigna murata che fa di Mazzorbo una piccola terra legata alle proprie tradizioni agricole. Proseguendo verso nord, prima di arrivare al terminal che collega Mazzorbo a Venezia, passerai per un delizioso giardino che ospita i residui della Chiesa dedicata a San Michele Arcangelo, demolita nel 1800, e il Campanile di San’Angelo. Attraversata la parte settentrionale dell’isola, caratterizzata da abitazioni colorate e trattorie che si specchiano sul Canale di Mazzorbo rivolgendosi verso l’isola di Mazzorbetto, arriverai presso uno dei due ponti che collegano l’isola delle Eremite all’isola di Santa Caterina. L’isola si è formata nel 1927 con uno scavo che permettesse al Canale di Mazzorbo di proseguire in linea retta verso Murano e rivolge il suo sguardo verso la Chiesa omonima all’interno, lasciando la sua gemella, nonché terza isola, disabitata e senza alcun ponte che funga da collegamento.

La Chiesa “superstite” dei Santi Pietro e Caterina

Esistono testimonianze che confermano Mazzorbo come un’isola ancora più antica di Burano: pur essendo di piccole dimensioni e abitata oggi da meno di 300 persone, era ricca di luoghi di culto. Unica chiesa salvata dalle demolizioni di ben dieci che nei secoli sono sorte in quest’isola, è la Chiesa dei Santi Pietro e Caterina. Caratterizzata da un campanile costruito nel 1318 e quindi il più antico della Laguna di Venezia e uno dei più antichi d’Europa, la Chiesa cattolica, edificata verso la fine del XIII secolo, si confonde facilmente con le altre poche case dell’isola, dato il martoriamento attraverso restauri nel corso dei secoli che hanno favorito la dispersione di connotazioni caratteristiche dell’edificio e soprattutto della facciata, che comprende un portone in legno con una scultura marmorea semi circolare che gli fa da cappello, e quattro finestre accuratamente suddivise in coppia per ogni lato. Dopo aver varcato l’ingresso, troverai un antico luogo aperto: un suggestivo atrio che precede la Chiesa munito di un portico caratterizzato da due coppie di tre archi a tutto sesto che sostengono due colonne. Sia il campanile che la chiesa sono state concepite mediante uno stile romanico-gotico che conferma, quindi, la costruzione tra il XIII e il XIV secolo.

La vicina isola di Mazzorbetto

A nord di Mazzorbo e divisa dal canale omonimo, c'è l’isola di Mazzorbetto. Nonostante il nome diminutivo, l’isola risulta essere lievemente più estesa dell’isola delle Eremite, anche dopo esser stata colpita da alluvioni che hanno sommerso una buona parte settentrionale di essa. È raggiungibile solo con imbarcazioni private e ospita alcune ville, tra cui quella un tempo appartenuta a Giacomo Casanova, scrittore, diplomatico, filosofo e agente segreto cittadino della Repubblica di Venezia. Esattamente come Mazzorbo, anche sull’isola di Mazzorbetto sorgevano luoghi di culto ormai andati persi, tra cui il monastero di Sant’Eufemia a sud-est, e la pieve di San Pietro a sud-ovest. Nella zona orientale resta però integro l’unico edificio storico dell’isola, che prende il nome di Forte di Mazzorbo. Edificato per scopi difensivi da austriaci e italiani e sorto sui resti del monastero di Sant’Eufemia demolito tra il 1837 e il 1838, restò abbandonato in seguito alla sua costruzione fino al 1981, anno nel quale l’AGESCI (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani), cercando un edificio adatto per attività naturalistiche e nautiche, rese utilizzabile il Forte fino a quando non ottenne finanziamenti per restaurarlo. Buona parte del resto dell’isola, pur essendo quasi completamente disabitata, è coltivata da orti.

Una terra di tradizioni legate all’agricoltura

Nonostante le piccole dimensioni, la grandezza di Mazzorbo sta nelle tradizioni che nel corso degli anni, differentemente dai luoghi di culto, restano integre. Sulle isole ci sono varie aree coltivate: molto famose sono le “castraùre”, ovvero i primi germogli del carciofo, da assaporare crude nonostante il sapore amarognolo, fritte, servite fredde con limone o con le schie, ossia i piccoli gamberetti di laguna. Di notevole importanza è anche la coltivazione di uva “dorona”, proveniente da vitigni rari e peculiari della Laguna veneziana. Ogni anno, tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, visitando l’isola di Mazzorbo potrai prendere parte alla sagra gastronomica paesana incorniciata da musica e piccoli spettacoli folkloristici. La forza di Mazzorbo sta nei pochi abitanti che risiedono sull’isola, grazie ai quali la stessa ha visto negli ultimi vent’anni un grande sviluppo in termini turistici, rimanendo fedele a se stessa e valorizzando le proprie tradizioni legate alla terra.