L’Oratorio dei Crociferi è uno di quei piccoli gioielli veneziani tutti da scoprire. Sorge sul lato sinistro del Campo dei Gesuiti, quasi di fronte alla chiesa di Santa Maria Assunta e al suo interno conserva otto bellissimi teleri dipinti da Palma il Giovane.

L'antico edificio

L’Oratorio dei Crociferi si trova ad un passo dalle Fondamenta Nove ed è uno di quei luoghi della Venezia più nascosta che possiedono un fascino tutto particolare e da scoprire.

Parte integrante di un edificio medievale, l’Oratorio ha una struttura a capanna e fu costruito nel XII secolo con la funzione di ospedale retto dai padri Crociferi. Venne realizzato in origine con il fine di dare alloggio e cure a quanti erano in partenza per la Terra Santa. Nel corso del XIV secolo lo stesso luogo diventò ricovero per donne indigenti che qui trovavano ospitalità e avevano la possibilità di imparare un mestiere manuale.

L’aspetto dell’oratorio è semplice, con una facciata gotica ed un passaggio aereo che permette il collegamento diretto con il palazzo che fu della nobile famiglia degli Zen. A testimonianza della presenza dell’ordine ci sono le croci che sormontano il portale dell’edificio di fronte all’oratorio.


Il ciclo pittorico di Palma il Giovane nell’Oratorio dei Crociferi

Ciò che rende particolarmente interessante l'Oratorio dei Crociferi è il ciclo pittorico realizzato da Palma il Giovane tra il 1583 e il 1592.

Un unicum tra le opere della cultura artistica veneziana del XVI secolo perché, oltre alla Scuola di San Rocco dipinta dal Tintoretto, questo è l’unico complesso pittorico ad essere stato realizzato da un unico artista. Inoltre quest’opera è considerata tra le migliori di Palma il Giovane, che si trovava all’epoca in quello che lo storico dell’arte Pietro Zampetti definì “il periodo più equilibrato dell’attività dell’artista”.

Il grande ciclo pittorico venne commissionato dal doge Pasquale Cicogna al noto pittore veneziano ed è composto da otto teleri che narrano episodi relativi ai padri Crociferi e ai due dogi benefattori. Gli otto teleri si possono suddividere in tre categorie: la storia dei Crociferi e del loro ospedale, la funzione dell’Oratorio come cappella di un ospizio e infine la rappresentazione del carattere liturgico tipico delle cappelle dell’epoca.

Il pittore e scrittore Carlo Ridolfi parla delle opere di Palma il Giovane già nel 1648 nel suo trattato “Le meraviglie dell’arte”, una raccolta di biografie di pittori veneti illustri. Nel testo si racconta della devozione del pittore per i padri Crociferi che ha origine dal fatto che fin da piccolo “fu da quelli avuto in protezione”. Lo stesso Ridolfi continua poi con una descrizione minuziosa dei singoli teleri, spiegandone ciò che vi è raffigurato e il significato delle immagini dipinte.


Un racconto in otto teleri

Il ciclo pittorico inizia con il racconto dell’istituzione della congregazione con il dipinto collocato a lato dell’altare e raffigurante Papa Cleto che istituisce l’Ordine dei Crociferi. Qui sono raffigurati a Castel Sant’Angelo, a Roma, quattro frati che ricevono dal Papa la comunicazione del riconoscimento dei padri Crociferi come ordine religioso dedito alla protezione dei Crociati in partenza per la Terra Santa.

Dall’altro lato dell’altare è collocato il telero con Papa Paolo IV mentre consegna un Breve all’ambasciatore veneziano. Il doge Renier Zen, qui raffigurato, aveva lasciato in eredità ai padri Crociferi una somma di denaro. Palma il Giovane rappresenta in questo telero il momento in cui un ambasciatore veneziano consegna ai Crociferi il documento che li mette al corrente di questo lascito.

I due teleri sono collegati tramite arcate architettoniche dipinte, per simboleggiare l’unione tra Roma e Venezia, quest'ultima presente nel secondo telero con il campo dei Gesuiti dove sorge l’Oratorio.

Di fronte all’ingresso dell’edificio si trovano tre teleri con protagonista il doge Pasquale Cicogna, protettore dei Crociferi.

Il primo dei dipinti raffigura la massima carica veneziana dell’epoca mentre assiste alla messa celebrata all’interno dell’Oratorio da padre Priamo Balbi, alla presenza di alcune donne indigenti. La scena successiva rappresenta invece Pasquale Cicogna che riceve dal prefetto l’annuncio della nomina a doge di Venezia. La terza opera infine dedicata a Cicogna raffigura questo, ormai doge, vestito d’oro mentre visita la chiesa dei Crociferi.




Gli ultimi tre teleri, collocati rispettivamente sopra l’ingresso dell’Oratorio, lungo il percorso che conduceva al luogo di sepoltura e all’uscita verso l’antico ospizio, rimandano tutti al carattere liturgico dell’Oratorio come cappella.

Il carattere religioso di questi dipinti viene sottolineato da Palma il Giovane con la raffigurazione di Gesù: La Flagellazione di Cristo ricorda al visitatore la sofferenza dell’umanità e la necessità per l’individuo di purificarsi per accedere al luogo sacro.

Con Il Trasporto di Cristo il pittore esemplifica invece il passaggio degli ospiti dell’ospedale verso l’aldilà e infine con l’ottavo telero, diviso in due parti distinte, è raffigurato da una parte il Cristo in gloria benedicente, il doge Renier Zen, la dogaressa e dall’altra i Procuratori di San Marco, alcuni padri Crociferi e donne dell’ospizio. 

A causa dell’alluvione del Novembre 1966 il ciclo pittorico di Palma il Giovane subì dei danni importanti e per circa vent’anni non fu più possibile ammirarlo. L’opera tornò quindi visibile al pubblico nel 1984, dopo il restauro. Fu un lungo e minuzioso lavoro di recupero promosso dall’UNESCO e finanziato da IRE (Istituzioni di Ricovero e di Educazione) insieme ad un buon numero di comitati internazionali per la salvaguardia di Venezia: Venice in Peril Fund (Inghilterra), Pro Venezia (Svezia), Stichting Nederlands Comité Venetie (Olanda), Friends of Venice (Dallas Texas). 

Il ciclo di Palma il Giovane nonostante il tempo e i danni provocati dall’acqua è fortunatamente oggi ancora praticamente intatto. A mancare è infatti solo la pala che si trovava sull’altare. 


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Per informazioni: info@ttpveniceapartments.it