Peggy Guggenheim e Venezia: una lunga storia d’arte e d‘amore

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Una straordinaria collezionista ma non solo, anche mecenate e protettrice di tutte le arti: Peggy Guggenheim è stato un personaggio estremamente raro nel panorama artistico internazionale e la sua figura si è legata saldamente e armonicamente alla serenissima città di Venezia.

Nipote di Salomon Guggenheim, fondatore della celebre istituzione culturale newyorkese ha raccolto durante la sua vita opere d’arte di immenso valore storico-artistico unendo il proprio istinto e gusto personale alle dinamiche estetiche e culturali internazionali.

La storia della giovane Peggy comincia a New York dove nacque dall’unione tra Benjamin Guggenheim e Florette Selingam e fu immediatamente segnata dalla sfortunata scomparsa del padre sul Titanic nel 1912.

A seguito di questo terribile evento ricevette una cospiqua eredità e complici anche i cattivi rapporti con la madre si trovò ben presto a girare il vecchio continente, spinta dalla passione per l’arte e per la sua attitudine alla vita frenetica in compagnia di uno dei suoi amori giovanili: il pittore dadaista Laurence Vail.

Nel 1922 si sposerà con lo stesso Vail a Parigi, avvolta dall’atmosfera bohemienne. Inizia così a frequentare i circoli americani, i salotti degli intellettuali e gli atelier dei più grandi artisti in circolazione. In questo periodo conobbe e frequentò praticamente tutti i protagonisti delle avanguardie artistiche di inizio Novecento, da Picasso a Kandinsky, da Cocteau a Duchamp, restando peraltro con alcuni di essi in contatto per tutta la vita.

L’amore per l’arte e per la vita le fece mantenere un costante stato di positiva agitazione, cosa che le ha consentito di superare le proprie vicissitudini, osservando ed effettuando ricerche su tutti i fenomeni artistici che un territorio vasto e culturalmente ricco come l’Europa poteva elargire.

Anche dopo la separazione dal marito non perde mai la forza di spostarsi, trovandosi alla fine degli anni ’30 sospesa tra Londra e Parigi dove riuscì ad arricchire ulteriormente la sua collezione d’arte contemporanea. Scrittori, intellettuali e artisti accompagnarono il cammino della giovane mecenate che si risposò di nuovo, seppur brevemente con il grande pittore surrealista Max Ernst.

Per via dell’occupazione tedesca di Parigi del 1941 Peggy Guggenheim si vide costretta a tornare negli Stati Uniti, date le sue origini ebree, ma questo avvenimento le permise di conoscere artisti come Jackson Pollock e di portare l’estetica del surrealismo europeo oltreoceano. 

L'arrivo a Venezia e la nascita della Peggy Guggenheim Collection

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La mancanza dell’Europa però si fece sempre più forte al punto che pochi anni dopo la fine della guerra, scelse nella maniera più semplice e naturale di stabilirsi a Venezia dove portò la sua straordinaria collezione esponendola per la prima volta durante la XXIV Biennale d’arte contemporanea del 1948.

Fu in quello stesso anno che acquistò lo storico Palazzo Venier dei Leoni (della cui storia parliamo qui) del XVIII secolo che diventò così la sua dimora principale e sede ufficiale della prestigiosa Collezione Peggy Guggenheim, aperta al pubblico nel 1949.

Oggi la collezione, “cugina“ di quelle gestite dall’omonima fondazione di Bilbao e New York rappresenta una delle eccellenze museali contemporanee sul territorio italiano e può considerarsi un importante focus sulle esperienze artistiche a partire dalla prima metà del Novecento, soprattutto per quel che riguarda i rapporti tra Europa e Stati Uniti.

Opere di straordinario valore come “L’impero delle Luci“ di Magritte del 1954 o “La vestizione della sposa“ di Max Ernst del 1940 sono oggi conservate nelle sale di questo museo, ma non solo. Il meglio del Novecento fino ai fenomeni artistici più vicini a noi, artisti storici e artisti viventi che trovano la loro voce nelle sale del museo.

Un meraviglioso Chagall si abbraccia con artisti astrattisti ed espressivi come Willem de Kooning che a sua volta si collega con le esperienze visive di artisti come Pablo Picasso o Joan Mirò. Opere preziosissime, silenti, figurative appartenenti all’estro di un artista come Giorgio de Chirico si strattonano con le filosofie visive opposte che si vedono nelle opere di Kandinsky dove il trionfo del colore, delle geometrie, delle superfici ma anche della libertà delle macchie svela la visione del mondo del grande maestro russo.

Maschere e cimeli di civiltà precolombiane o anche scatti fotografici come quelli di Man Ray ci descrivono non solo la storia delle arti negli Stati Uniti ma chiariscono con forza la grande unicità della bellezza, anche nell’eterogeneità di forme che offre l’arte occidentale.

La forza di una collezione come questa corrisponde perfettamente alla sua creatrice che non perse mai la volontà di raccogliere, studiare ed esporre quella grossa serie di esperienze, idee e mondi artistici che ha incontrato nel tempo, personalmente: dall’informale americano a quello italiano di Bonalumi, Fontana e Vedova, dal surrealismo al cubismo, fino agli artisti più eclettici e fuori dagli schemi.

Fare una visita presso questa presitigiosa istituzione significa esplorare parte di un secolo che ha visto lo scontro tra avanguardia e tradizione, tra regole e rifiuto da parte degli artisti di seguirle. La complessità delle forme e dei linguaggi espressivi di quel tempo è stato finemente intercettato dalla sensibilità della ricerca e della raccolta da parte di Peggy Guggenheim: un‘intera vita spesa in amore per l’arte.

E‘ chiaro che la gloriosa collezione non solo rispetta il carattere passionale ed esuberante della collezionista americana ma lo mette in risalto. Quel grande amore per l’arte, per l’Italia e per Venezia che continuerà fino al giorno della sua scomparsa, avvenuta nel dicembre 1979.

Questo enorme trasporto nei confronti della città è esemplificabile attraverso una celebre citazione della stessa Peggy: “Si è sempre dato per scontato che Venezia sia la città ideale per una luna di miele ma non solo, è un grave errore. Vivere a Venezia, o semplicemente visitarla, significa innamorarsene e nel cuore non resta più posto per altro“

La città a sua volta ha risposto diverse volte ricambiando totalmente la stima e l’affetto ricevuto. Molte sono state le mostre, le conferenze e gli eventi espositivi che hanno celebrato la mecenate nel corso del tempo, basti pensare a “Peggy Guggenheim. L’ultima dogaressa“, esposizione visibile fino al 27 gennaio 2020 presso la stessa sede veneziana della fondazione Guggenheim.

E oggi la Peggy Guggenheim di Venezia, con le sue presenze, è il secondo museo più visitato della città!