Sesto giorno di della Mostra Cinematografica di Venezia 2020, arrivati al giro di boa si iniziano a tirare le somme di quella che verrà ricordata come l’edizione “del covid-19” o del “post-lockdown”.  Insomma un’edizione particolare ma non per questo meno interessante di quelle che l’hanno preceduta. Grandi stelle del cinema e personalità del mondo dello spettacolo sono sbarcate al Lido di Venezia e tante altre sono attese nei prossimi giorni.

Tra piogge torrenziali e suggestivi temporali, il sesto giorno di Venezia 77 si apre con Omelia Contadina, il cortometraggio di Alice Rohrwacher e JR, definito “un’azione cinematografica” dalla stessa autrice durante al presentazione: “E’ un funerale, ma e’ pieno di vita. Tutte le persone che hanno partecipato all’azione cinematografica sono vive e sono in lotta per sopravvivere alle difficolta’ a cui devono tenere testa ogni giorno. Ci sembrava importante celebrare questo rito anche per poter ripartire con una nuova vita, una nuova testimonianza”. Il film racconta la vita di una comunità contadina che si riunisce su un altopiano al confine tra tre regioni per celebrare il funerale dell’agricoltura contadina. La Rohrwacher, vincitrice del premio alla migliore sceneggiatura a Cannes nel 2018 con il film Lazzaro Felice, racconta com’è nata l’idea per scrivere il corto: “Nell’autunno scorso, durante una passeggiata sul confine tra Umbria, Lazio e Toscana, raccontavo all’amico e artista JR le mie preoccupazioni sulla distruzione del paesaggio agrario, violato dal proliferare di monoculture intensive che stanno plasmando interi territori. Gli raccontavo, da figlia di un apicoltore, della grande moria di insetti che ne deriva, e delle lotte dei piccoli contadini che provano ad arginare questo fiume in piena di speculazioni, sussidi, pesticidi. Mentre guardavamo il paesaggio segnato da file ininterrotte di noccioli ci siamo detti che sembrava un cimitero. Sulla via del ritorno abbiamo deciso: se sembra un cimitero, dobbiamo celebrare un funerale. Ma che fosse pieno di vita. Per sostenere la lotta di piccoli agricoltori e cittadini dell’altopiano dell’Alfina. Un funerale, ma anche un inno di speranza dedicato a tutti coloro che giorno dopo giorno ci tengono in vita, producendo il nostro cibo”. Il cortometraggio verrà distribuito gratuitamente nei cinema per arrivare al più grande numero di spettatori possibile.

Arte? Cinema? Omelia Contadina è una vera e propria “azione” volta a creare una rete tra realtà in lotta nel pianete, infatti il progetto non termina con l’esperienza veneziana ma ci saranno nuove iniziative simili come ha dichiarato JR, noto artista francese famoso per i suoi “collage fotografici”.



Julia Vysotskaya è la protagonista di Cari Compagni!, primo film in concorso della giornata diretto da Andrej Konchalovsky, regista russo ultraottantenne vincitore della Palma d’oro a Cannes e di due Leoni d’argento a Venezia. Novocherkassk, URSS, 1962. Lyudmila è un membro del partito comunista locale: una convinta militante che nutre un’incrollabile fiducia negli ideali comunisti e un profondo disprezzo per ogni forma di dissenso. Durante una manifestazione operaia in una fabbrica di locomotive, la donna assiste a una sparatoria sui dimostranti ordinata dal governo per reprimere lo sciopero: un evento che cambierà per sempre la sua visione del mondo. Molti i feriti e numerosi i dispersi. La città è sconvolta dagli arresti, da condanne sommarie e dal coprifuoco. E in quei giorni la figlia di Lyudmila scompare nel nulla. Per la donna inizia così un’affannosa quanto rischiosa ricerca, senza sosta e senza quartiere, a dispetto del blocco della città, degli arresti e dei tentativi di insabbiamento da parte delle autorità. Il film è basato su un fatto realmente accaduto a Novocherkassk il 2 giugno del 1962. L’inchiesta è stata avviata nel 1992. Le vittime del massacro erano state occultate in tumuli sotto falso nome perché non venissero mai ritrovate. I principali sospetti fra gli alti vertici governativi erano già morti. I responsabili non sono mai stati condannati. Julia Vysotskaya è una donna dell’alto comando socialista ma anche madre di una giovane figlia rivoluzionaria, catapultata in un conflitto interiore difficile da affrontare. Il film colpisce per la splendida fotografia in bianco e nero, per le scelte visive e musicali che sottolineano i netti contrasti che la pellicola intende mettere in scena e per evidenziare la distanza tra gli ideali comunisti, nei quali Andrej Konchalovsky crede fortemente, e la realtà che spesso non li rispecchia.

“Cari compagni! non è un film sulle rivolte sociali, ma solo su un fatto storico. La storia, va detto, è un ciclo in cui tutto torna e non c'è sempre un miglioramento, ma alti e bassi. Una cosa è, però, certa: il potere ha un solo obiettivo: mantenere se stesso. La mente umana oggi è completamente disturbata da Internet. Ci sono troppe informazioni, ma non per educare, e così alla fine la verità diventa banale". ha raccontato il regista ai microfoni della Biennale.



Never Gonna Snow Again è il titolo del secondo film in concorso della giornata. Il lungometraggio è diretto da Malgorzata Szumowksa, regista polacca tra le più apprezzate del panorama europeo. Un massaggiatore dell’Est fa il suo ingresso nella vita dei facoltosi abitanti di una comunità scialba e inaccessibile, i quali, a dispetto della loro ricchezza, trasudano tristezza interiore e desiderio. Le mani del misterioso nuovo arrivato hanno proprietà curative, i suoi occhi penetrano le loro anime. Alle loro orecchie, il suo accento russo suona come una melodia del passato, un ricordo di un’infanzia più sicura e protetta. Zhenia, questo è il suo nome, cambierà le loro vite. Never Gonna Snow Again è un film complesso, dalla struttura stratificata che lascia ampio margine di interpretazione allo spettatore.

“Abbiamo esplorato questo rapporto tra anima e corpo già nei nostri film precedenti, è un tema ricorrente per noi. Stavolta andiamo ancora più in profondità, partendo da un forte cambiamento che negli ultimi anni ha caratterizzato la società moderna in Europa. Il ceto medio-alto, pur avendo ogni cosa a disposizione, soffre una mancanza, nel profondo dell’anima. Durante gli anni del comunismo questo vuoto veniva colmato dalla Chiesa, politicamente e spiritualmente. Oggi sono sconnessi dalla Chiesa rispetto alle generazioni precedenti e rimpiazzano questo elemento spirituale con altre cose” le parole della regista. Oltre alla Szumowksa, anche la star del film Alec Utgoff, noto per essere apparso nella terza stagione di Stranger Things, ha parlato della collaborazione con la regista: “Ho goduto molto del successo della serie, Małgorzata mi ha chiamato e mi ha offerto la parte. Non sapevo bene di cosa si trattasse, ma mi ha detto che ero il tipo giusto. Credo sia una regista molto intuitiva: ha cambiato la sceneggiatura prendendo da ogni persona gli ingredienti necessari per rimescolare le carte più volte”.



A domani con il Giorno 7 di questa Venezia 77.