L’ottava giornata della Mostra del cinema di Venezia 2020 si apre con due nomi titanici che hanno scritto pagine di storia del cinema: Dennis Hopper e Orson Welles sono protagonisti di un documentario realizzato nel 1970 nel quale va in scena una conversazione tra i due. Hopper/Welles è il titolo dell’opera inedita presentata Fuori Concorso a Venezia 77. Dennis Hopper, all’epoca sulla cresta dell’onda grazie al grandissimo successo di Easy Rider, Orson Welles, da sempre un iconoclasta e un intervistatore dall’autorità inquisitoria. Entrambi erano emersi dalla notorietà per cambiare il volto del cinema. Appare del tutto naturale che si siano incontrati nel corso di una lunga, vivace cena. Registrato durante le riprese movimentate del film di Welles The Other Side of the Wind e durante il difficile montaggio di The Last Movie (Fuga da Hollywood) di Hopper, lo scambio di battute evidenzia due personaggi dalla somiglianza affascinante: il più anziano un leone d’inverno, il più giovane una testa calda destinata all’insuccesso. Gli argomenti che affrontano sono moltissimi e le domande profonde. Un regista è un “dio” o un “mago”? L’America sopravviverà alla propria violenza? Il sesso, la liberazione, i radical chic e l’onestà politica, Hopper/Welles è una testimonianza essenziale del pensiero di due capisaldi del cinema mondiale e riesce ad essere più attuale di tante altre opere che pretendono di descrivere la contemporaneità.


È il mercoledì de Le sorelle Macaluso, film in Concorso diretto da Emma Dante. Maria, Pinuccia, Lia, Katia, Antonella: l’infanzia, l’età adulta e la vecchiaia di cinque sorelle nate e cresciute in un appartamento all’ultimo piano di una palazzina nella periferia di Palermo. Una casa che porta i segni del tempo che passa come chi ci è cresciuto e chi ancora ci abita. La storia di cinque donne, di una famiglia, di chi va via, di chi resta e di chi resiste. “Ho cercato di rendere protagonista il tempo. Il tempo è un chirurgo plastico che modella i corpi e crea, attraverso i cortocircuiti della vita, le differenze dentro di noi.” Ultimo film italiano in gara a Venezia 77, Le sorelle Macaluso è tratto dall' omonimo componimento teatrale, che ha ricevuto il Premio Ubu, ha girato i più grandi palcoscenici italiani e internazionali. Un cast interamente al femminile, dodici attrici (Donatella Finocchiaro, Alissa Maria Orlando, Susanna Piraino, Anita Pomario, Eleonora De Luca, Viola Pusateri, Serena Barone, Simona Malato, Laura Giordani, Maria Rosaria Alati, Rosalba Bologna, Ileana Rigano) spalmate su tre atti perfettamente portati su schermo dalla regista palermitana. Un film coinvolgente che mantiene intatta l’intensità dell’opera teatrale che riesce ad essere brutale e dolce allo stesso tempo: “Non è un film a tema, non vuole ragionare sull’omosessualità piuttosto che sulla malattia o sulla morte. È un film che racconta la vita di cinque persone che inevitabilmente muoiono, si innamorano di un’altra donna, si ammalano. Cose che succedono nella vita in qualsiasi famiglia. Non sono temi speciali. L’omosessualità non è un tema speciale, per me. È una cosa naturale come la morte” ha spiegato Emma Dante durante la conferenza stampa di presentazione, e continua: “Il concetto di sorellanza suscita in me tante cose. Mi fa tornare bambina, mi fa pensare che le donne possono essere solidali, felici se una donna ha successo. Mi fa pensare a delle guerriere che insieme lottando raggiungono risultati. E poi mi fa pensare anche all’amore, al legame, alla forza di quando si è insieme che è più forte di quando si è da soli”.

Non pienamente convinta ed entusiasta la critica. Il film sarà nelle sale da oggi, 10 Settembre 2020.



Secondo titolo in selezione ufficiale della giornata è Spy no Tsuma (Wife of a Spy) di Kiyoshi Kurosawa, consolidato autore nipponico apprezzato tanto in Giappone quanto nel vecchio continente. È il 1940 a Kobe, la notte prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Il mercante locale Yusaku Fukuhara sente che le cose stanno prendendo una brutta piega e decide di recarsi in Manciuria, senza portare con sé la moglie Satoko. Lì è casualmente testimone di un atto di barbarie e, determinato a renderlo pubblico, entra in azione. Nel frattempo, Satoko viene contattata da Taiji Tsumori, suo amico d’infanzia e membro della polizia militare, il quale le racconta della morte di una donna che suo marito ha riportato in Giappone dalla Manciuria. La donna è accecata dalla gelosia e se la prende con Yusaku. Ma quando scopre le vere intenzioni del marito, fa una cosa impensabile per garantire la sua incolumità e la loro felicità. Melodramma, intrigo politico, storia d’amore si mescolano in una composizione visiva che ricorda i classici noir degli anni ‘40 e il cinema di spionaggio di Alfred Hitchcock. "Ambientato in una città della campagna giapponese, durante il periodo angosciante e terribile della guerra, il film narra la lotta di una coppia per superare la sfiducia e restare fedele al proprio amore l’uno per l’altra. Si tratta del mio primo film ambientato nel passato. Muovendomi in un contesto storico e sociale già determinato, ho avuto modo di fare delle riflessioni molto interessanti mentre immaginavo quanto le persone dovessero sentirsi tormentate quando pensavano a cosa le aspettava in futuro." ha spiegato Kurosawa in quel del Lido. Yu Aoi è la protagonista della pellicola, attrice e modella giapponese, nota soprattutto per il suo ruolo in Megumi Takani di Ruroni Kenshin, ha parlato così del suo personaggio in Wife of a Spy: “Durante il film la relazione tra i protagonisti evolve e il mio personaggio, Satoko, cambia. All’inizio esiste solo in ragione del marito, poi è come se diventassero un’anima sola, condividendo la gioia di realizzare qualcosa insieme”.




Fuori Concorso è stato invece presentato un altro film italiano, La verità su La Dolce Vita di Giuseppe Pedersoli. Un omaggio al film più iconico della storia del cinema italiano che in questo 2020 compie 60 anni dalla sua realizzazione, e al grande regista, Federico Fellini, nell’anno del suo centenario. La storia è quella della genesi della pellicola, quando Fellini trovò davanti a se muri alti di rifiuto alla richiesta di produzione del film. Ci avreste creduto mai? La pellicola italiana più conosciuta all’estero ha rischiato di non vedere mai la luce! Soltanto Giuseppe Amato, noto produttore, riesce a percepire la grandezza dietro l’idea di Fellini e a capire che quello sarà un capolavoro. Rivolge le sue preghiere a Padre Pio e decide di mettere in cantiere il film. La sua intuizione si rivela verità, e il resto è storia.

La narrazione include momenti di lavorazione, di tensione, battute d’arresto e litigi per una realizzazione del film sicuramente molto travagliata. Ma anche tanti filmati inediti e testimonianza dei protagonisti. “È una straordinaria storia d’amore per il cinema: quella di un produttore per il suo film, innamorato quasi a costo della vita. Un film che oggi è un emblema del nostro amore per quest’arte.”





A domani con Venezia 77, Giorno 9.