È ben noto che il Veneto è la regione più turistica d'Italia, infatti, grazie alla sua posizione strategica, incastonata tra l’Europa centrale e meridionale e alla sua abbondanza di bellezze sia naturali che culturali, accoglie ogni anno circa 20 milioni di turisti. Viaggiatori da tutto il mondo scelgono questa meta per visitare Venezia e gli altri centri ricchi di arte e di storia, per trascorrere del tempo immersi nel verde delle montagne o in spiagge sabbiose tra happy hour e deejay sets. La regione offre relax alle terme, avventure audaci, esperienze in agriturismi per assaporare sapori autentici, shopping di preziosi manufatti artigianali e migliaia di altre possibilità.

Tutto suona davvero intrigante, eppure, cosa ne pensa la gente del posto? I veneti come vivono il loro meraviglioso territorio? Hanno luoghi particolari che prediligono o attività specifiche che amano? Certo, ognuno è diverso e ci sono vari modi di godersi la regione, soprattutto perché è piuttosto vasta e le abitudini possono variare notevolmente tra chi abita tra le montagne bellunesi e chi proviene dalla campagna polesana. Ciononostante, potrebbero esserci alcune abitudini diffuse e condivise dalla maggioranza della popolazione. Eccole qui! Di seguito, cinque consigli che potrebbero facilitare il vivere il Veneto come un vero e proprio abitante del luogo.  



A tavola come un local

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Prima di tutto, concentriamoci sul cibo! Come ovunque in Italia, anche il Veneto ha una lunga e forte tradizione gastronomica che coinvolge una grande varietà di piatti semplici ma gustosi.

Una volta a tavola, è fondamentale assaggiare la polenta, un alimento che può essere considerato il simbolo della cucina regionale. Questo piatto ha dominato la scena fin dal XVII secolo, quando la macinatura dei grani di mais divenne una pratica popolare. La sua preparazione, infatti, prevede un processo piuttosto semplice: il mais viene macinato per ottenere una farina grezza, che va cotta in acqua. Tuttavia, preparare la polenta può davvero risultare un'esperienza, poiché, secondo la tradizione, deve essere preparata in un paiolo di rame e mescolata con un bastone di nocciolo per circa un'ora. Infine, una volta pronta, viene tagliata a fette utilizzando rigorosamente un filo di lana. Esistono diversi tipi di polenta, per esempio a Padova, Treviso e Venezia la più diffusa quella bianca, ottenuta da una particolare varietà di mais, chiamata Biancoperla. Questa appare più delicata della sua controparte, quella gialla, più rustica e comune soprattutto nelle zone di montagna.

La polenta è un alimento versatile sia per la sua forma, infatti, si può trovare cremosa, densa, grigliata, semplice o mescolata ad altri ingredienti; sia per il suo sapore, che si sposa praticamente a tutto. Essa si abbina, infatti, perfettamente al pesce, formaggio, fagioli, carne lessa, salse e sughi. È un ingrediente fondamentale nelle grigliate, nei rosti (grigliate di gli uccelli) e si può trovare anche in accompagnamento al latte. È un alimento talmente amato nella cucina veneta che oggi si può trovare anche durante gli aperitivi, nei locali più raffinati, come finger food.

Insomma, è un piatto celebrato proprio da tutti: dai frequentatori dei bar più eleganti, alle nonne che tramandano questa tradizione popolare ai nipotini, che con gioia racimolano con un cucchiaino gli avanzi di polenta direttamente dal paiolo.


Ordinare da bere come un local

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Non solo la regione è famosa per la sua grande quantità di vini e per la sua fama di terra di grandi bevitori, in Veneto esiste anche un modo specifico di chiedere un drink al bar. L'espressione mi dia un'ombra, significa esattamente un bicchiere di vino nella sua declinazione puramente locale.

Ci sono ancora ombre sull'origine di questo termine, e la letteratura a riguardo è ricca di diverse ipotesi e variopinte leggende. Una delle più attendibili spiega come nel Medioevo, in piazza San Marco, si trovassero molte bancarelle di venditori di vino. Per proteggere il loro prodotto dai raggi e dal calore del sole, conservandone la freschezza ed il gusto, i commercianti erano soliti spostare i banchetti e le damigiane seguendo l’ombra del Campanile di San Marco. Così, nelle pause di lavoro o nei momenti di relax, i clienti che ordinavano da bere iniziarono ad etichettare il rituale con la frase andiamo all'ombra che, con il passare del tempo, si trasformò nel motto sopra citato ed ancora oggi in uso. Un'altra teoria, un po' meno romantica, sostiene, invece, che l'origine del termine derivi dall'uso dell'ombra come unità di misura, con il significato di "quantità minima".

Se su questa storia permangono ancora incertezze, non ci sono, però, dubbi sull'importanza del vino nella cultura, nella storia e nel paesaggio del Veneto. La vite si trova nella regione fin da epoche lontane, molti secoli prima di Cristo, quando cresceva autonomamente come pianta selvatica, i cui frutti venivano utilizzati dalle popolazioni locali come alimento. Le prime testimonianze enografiche risalgono al periodo etrusco e, da allora, la fama del vino veneto ha iniziato ad espandersi. Durante il Medioevo, grazie al forte potere commerciale di Venezia, un numero sempre maggiore di bottiglie cominciò ad essere esportato, mentre nuove viti vennero importate da altre zone d’Italia e d’Europa, accrescendone la qualità. Anche l'isola veneta di Murano contribuì al successo del vino, accostando ad esso eleganti bicchieri e recipienti di pregio, amati dall'aristocrazia di tutta Europa. Tra alti e bassi, i vini veneti sono ancora oggi molto raffinati e la cultura vinicola è un aspetto fondamentale della regione: esiste persino un programma di studi universitari incentrato sull'enologia.

Tra i principali vini, notevoli sono quelli prodotti in Valpollicella, come l'Amarone, un rosso intenso e secco, ed il Recioto, un altro rosso, dolce ed interessante sia per essere degustato in momenti di meditazione, sia per accompagnare la pasticceria secca. A Valdobbiadene c'è il Prosecco, che non è il nome del vino, bensì della vite che dà vita al famoso spumante. Altri bianchi si trovano a Soave e nei Colli Euganei, questi ultimi terra del raffinato Fior d'Arancio. Infine, il Raboso nella zona del Piave e il Bardolino sulle rive del Lago di Garda sono altre due specialità che vale la pena assaggiare.

Ricordate, chiedere “un’ombra" significa ordinare un bicchiere della casa, che di solito è alla spina, non tra i più raffinati; ma niente paura, grazie alla grande abbondanza di buon vino, è impossibile rimanere delusi.


Capodanno in montagna

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Almeno una volta nella vita i veneti hanno passato il Capodanno sulla neve. La regione offre una grande varietà di montagne: le Piccole Dolomiti, nelle province di Vicenza e Verona, con mete famose come, rispettivamente, l'Altopiano di Asiago e il Monte Baldo e le Dolomiti, a Belluno, con Cortina d’Ampezzo, la zona più turistica dell'intera catena dolomitica.

Tradizioni, attività e sport variano da un luogo all'altro, ma l’atmosfera natalizia, la magia dell'inverno e il rigido profumo della brezza invernale che si fonde con il fumo dei camini scoppiettanti, sono comuni ad ogni inverno in alta quota.

Ci sono due modi diversi in cui i veneti trascorrono il capodanno in montagna, affittando uno chalet o partecipando a una festa in rifugio. La prima opzione è solitamente scelta da coppie o gruppi di amici, che optano per un’intera settimana bianca. Gli sport invernali come lo sci, lo snowboard, lo slittino o le escursioni con le ciaspole sono le attività per eccellenza durante queste vacanze, anche se non vengono disdegnate le terme, lo shopping di artigianato locale e le gite nei caratteristici villaggi di montagna. La sera di capodanno, l'usanza è quella di preparare gustosi manicaretti e di cenare, tutti assieme fino alla mezzanotte, quando si esce per festeggiare il nuovo anno, ammirando il cielo e la campagna sottostante, illuminata dai colori di migliaia di fuochi d’artificio. I festeggiamenti proseguono poi con musica e danze nello chalet o raggiungendo uno degli eventi organizzati dai centri turistici montani più vicini.

La seconda opzione si svolge nell'arco di una giornata e consiste nel partecipare ad una delle feste organizzate dai rifugi di montagna. Il pomeriggio del 31 dicembre ci si avvia per i ripidi sentieri di montagna; trascorse alcune ore di cammino, si raggiungere il rifugio dove ci si riposa dopo la lunga escursione. In seguito, si partecipa al cenone di capodanno, preparato dalla cucina del rifugio con prodotti semplici e ricette rustiche. La serata prosegue con musica e vin brulé, fino a mezzanotte,  quando guardare il cielo ed il paesaggio circostante che si tinge dei colori vivaci dei fuochi d’artificio è un'esperienza affascinante. La notte si conclude con una suggestiva discesa a piedi o con gli sci, alla luce della torcia o direttamente al chiaro di luna.

Quale destinazione montana è meglio scegliere? Dipende dai gusti personali. Cortina d'Ampezzo è una delle mete più importanti delle Dolomiti, incastonata in una conca e circondata da montagne mozzafiato come le Tofane, la catena del Nuvolau e le Cinque Torri. È il centro montano per eccellenza, all’ombra di cime maestose, con case di pietra, balconi zeppi di fiori e tetti a spiovente rigorosamente in legno. A causa della sua notorietà, però, Cortina è davvero mondana e turistica e potrebbe apparire poco caratteristica, d'altra parte offre moltissime feste ed eventi raffinati. A Vicenza i paesini di montagna sono più a misura d’uomo ed è più facile assaporare la calma e la serenità della vita in alta quota. Tuttavia, cittadine particolari, come Asiago, non mancano mai di offrire divertimento e svaghi “di città”.


Giornate d’estate al bagno

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I veneti sono piuttosto eclettici. Se d'inverno la meta prediletta è la montagna, non appena il sole inizia a scottare ed i corpi a diventare appiccicosi, la gente si sposta in riva al mare. Questo duplice amore durante le diverse stagioni dell’anno è sicuramente dovuto alla morfologia della regione. I locali, infatti, hanno a portata di mano ogni tipo di bellezza naturale e sanno come sfruttarle al meglio.

Ad est, la regione si affaccia sul mare Adriatico per 130 km, disegnando una lunga striscia di sabbia dorata ed acque calme, da Bibione, all'estremo nord, fino al Parco del Delta del Po, a sud. Lungo il litorale, si intrecciano paesaggi marittimi dalle diverse caratteristiche. Ci sono spiagge selvagge e libere, come quella di Rosolina, dove dune sabbiose e lussureggianti pinete dividono il mare dalle acque della laguna. Cavallino, dove l’uomo non ha perso il contatto con la natura ma vive insieme essa, con campeggi ed ampie spiagge inviolate. Ci sono destinazioni glamour, come il Lido di Venezia, caratterizzato da un susseguirsi di eleganti cabine, o Albarella, un'isola privata di prim'ordine che offre tutti i servizi possibili, ma protegge anche la sua ricca flora e fauna. Infine, ci sono le spiagge caratterizzate dalla presenza dei bagni, come Jesolo e Sottomarina: la vera peculiarità del litorale veneto.

La tradizione degli stabilimenti balneari risale al XIX secolo ed uno dei primi esempi in Europa è stato costruito proprio a Venezia. Oggi, questo tipo di località balneare attira una grande quantità di autoctoni di ogni età e provenienza. Famiglie con bambini, coppie, adolescenti, lavoratori nel giorno libero o dopo il turno di lavoro, dalle città si riversano al mare per un giorno o anche solo per un pomeriggio all’insegna del relax. È la soluzione perfetta per un momento di comodità senza intoppi; ai bagni, infatti, è possibile trovare qualsiasi tipo di servizio. C'è il ristorante, il bar per bevande e snack, ombrelloni e sdrai a noleggio e spesso strutture per attività sportive, dal beach volley agli sport acquatici. Non è un luogo "selvaggio e pericoloso" ma è la quintessenza della vacanza facile ed ha il suo fascino particolare: l'infinita sequenza di bagni, dai nomi e colori diversi, caratterizzati da temi e dettagli per contraddistinguersi, suscitano una sensazione di agio e benessere. Alcuni sono più eleganti, altri più alla buona; alcuni sono rivolti alle famiglie, altre offrono servizi per i giovani, come eventi musicali ed emozionanti feste in spiaggia con cocktails, deejay e spettacoli, che attirano visitatori da tutto il veneto.


A casa con un pizzico di Venezianità

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Naturalmente, come turista, è desiderabile acquistare un souvenir della destinazione, per poter tornare a casa con un ricordo concreto in valigia. Solitamente, si sceglie un oggetto, da disporre come ornamento, che riesca ad evocare l’atmosfera felice della vacanza. Quale sarebbe il perfetto souvenir se, durante una vacanza in Veneto, l'obiettivo fosse quello di scegliere un oggetto come un vero local? Si potrebbe scegliere un ornamento presente praticamente in ogni casa della regione?

È possibile che in Veneto quasi tutte le famiglie custodiscano una maschera di Venezia, espressione dell’affetto che i cittadini provano per la loro città più rappresentativa. Diversi tipi di maschere vengono collezionate, dalle versioni poco costose da appendere alla parete, a quelle prodotte da maestri artigiani, i mascareri, veri e propri oggetti da collezione in cartapesta e impreziositi con gemme, vetri, cristalli, tessuti preziosi e dipinti artigianalmente.

La maschera veneziana è il simbolo dell’indole stravagante di Venezia ed incarna il mistero e la capacità seduttiva della città. La sua storia inizia in tempi antichi, all'inizio dell'XI secolo e, anche se è comune associare le maschere al Carnevale, esse erano spesso utilizzate in molteplici altre occasioni. Naturalmente venivano usate anche durante questa celebrazione, che, nel Medioevo, durava dal 26 dicembre al mercoledì delle Ceneri. Si trattava di sei settimane di feste, sfilate, costumi ed eventi, in cui la gente mascherava la propria identità personale, la propria classe sociale e persino il proprio sesso, per sentirsi libera di essere e di comportarsi come realmente desiderava. A Venezia, però, ci si mascherava anche per proteggere la propria identità mentre si era coinvolti in affari loschi, come il gioco d'azzardo nei casinò o i traffici illegali. Si indossavano maschere per partecipare a feste, banchetti e in qualsiasi altro momento si volesse mantenere l’anonimato e comportarsi ai limiti della legalità, senza il rischio di essere arrestati. Le maschere erano quindi percepite come uno strumento per sfuggire alla realtà, per trasgredire e per liberarsi da tutte le regole sociali imposte dalla Repubblica di Venezia. Con il passare del tempo, le autorità lavorarono per limitare tutte queste bizzarre abitudini, permettendo i travestimenti solo durante il carnevale ed eventi privati. Quando la Serenissima cadde, questa tradizione scemò e le maschere rimasero nei cassetti dei veneziani per quasi duecento anni, fino agli anni '60, periodo in cui il Carnevale tornò in auge e con esso anche i travestimenti.

Quali sono le maschere più celebri della tradizione veneziana? La bauta, utilizzata sia dagli uomini che dalle donne per mantenere il perfetto anonimato e composta da una base bianca, ornata con un velo e un tricorno neri. La moretta, maschera femminile, ovale ed impreziosita da un tessuto in velluto nero che si indossava tenendo in bocca un perno; era, perciò, un travestimento muto e risultava molto apprezzato dagli uomini del tempo. Ed infine la maschera del medico della peste, dal caratteristico lungo naso.


Questi sono alcuni consigli per un'autentica vacanza in Veneto, per vivere un'esperienza a 360 gradi, da nord a sud e dalla tavola ai souvenir. Ciò nonostante, poiché la destinazione è molto ampia e culturalmente varia, risulta impossibile stilare un elenco completo delle abitudini locali.

Il migliore consiglio per visitare il territorio come un local potrebbe essere quindi questo: vieni a visitare il Veneto, incontra e chiacchiera con la gente del posto, colleziona le loro storie ed i consigli, assaggia le specialità, di tanto in tanto esci dai sentieri battuti ed apprezza ogni momento. Ciò, ti aiuterà a capire il territorio ed a sentirlo tuo.