Si sono appena spenti i riflettori sulla 77° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ma per tutti gli appassionati di cinema c'è una bellissima notizia: fino al 1 novembre è possibile visitare a Forte Marghera la mostra “Divine. Ritratto d’attrici della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 1932-2018”.

Un viaggio lungo più di settant’anni alla scoperta dei volti femminili che hanno illuminato il Lido di Venezia nelle edizioni del festival cinematografico più longevo al mondo.


Un viaggio nel tempo tra cinema e bellezza

Già locandina e banner della mostra “Divine” lo anticipa, ma l’impatto è comunque di grande effetto quando il visitatore trova davanti ai suoi occhi il volto luminoso e bellissimo di una giovane Sophia Loren. Una gigantografia di un’immagine in bianco e nero datata 1958, anno in cui l’attrice italiana vinse la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile nel film “Orchidea nera” di Martin Ritt. Questa foto è però solo il preludio di una galleria fotografica capace di ripercorrere più di settant’anni di cinema e bellezza a Venezia.

La mostra, curata dal direttore artistico della Biennale Cinema, Alberto Barbera, è stata realizzata attingendo dall’immensa e preziosa raccolta fotografica conservata dall’Archivio Storico della Biennale. Ad ospitarla una location davvero particolare. Siamo infatti all’interno di Forte Marghera, uno dei presidi di difesa appartenente al campo trincerato di Mestre.

In quella che un tempo fu una polveriera austriaca, sono state disposte 92 immagini che ritraggono alcuni tra i nomi più celebri sbarcati al Lido di Venezia tra il 1932 e il 2018. Tutte immagini, come anticipa il titolo, solo femminili, le “divine” appunto, che si sono guadagnate a pieno titolo l’immortalità distinguendosi non solo grazie alla propria bellezza, ma anche ai ruoli interpretati in tante pellicole.

L'esposizione è suddivisa cronologicamente in quattro periodi a ciascuno dei quali è dedicata una parete di immagini riprodotte su pannelli: dal 1932 al 1952, dal 1953 al 1967, dal 1970 al 1991 e dal 1993 al 2018.

Oltre alla Loren, tra le dive ritratte, spiccano i nomi e risplendono i volti di Greta Garbo, Ingrid Bergman, Lauren Bacall, Anna Magnani, Brigitte Bardot, Claudia Cardinale, Michelle Pfeiffer, Meryl Streep, Nicole Kidman, Scarlett Johansson e Cate Blanchett.

La mostra è stata realizzata grazie a Comune di Venezia, Fondazione Forte Marghera e la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna. Iniziata il 16 luglio si può dire abbia fatto da preludio alla 77° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica e ne farà dunque anche da prologo in quest’anno così difficile anche per la cultura italiana ed internazionale. Una Biennale che non si è però mai fermata e, grazie al proprio immenso Archivio, ha voluto dimostrare ancora prima di questa mostra, ovvero durante il periodo di lockdown, un’attenzione particolare alla valorizzazione del proprio patrimonio fotografico, mettendolo per una buona parte a disposizione degli utenti in rete.


Da interprete a divina. L'evoluzione dell'attrice e della donna

“Tra i tanti fili rossi che corrono lungo la storia di successi, cadute e resurrezioni della Mostra del Cinema di Venezia, ne abbiamo scelto uno per questa mostra temporanea al Forte Marghera, il cui titolo non lascia adito a interpretazioni incerte”. Così Alberto Barbera, Direttore artistico della Mostra del Cinema, racconta questa mostra. Spiega inoltre come il cinema stesso, nel corso del tempo si sia evoluto, trasformandosi da evento da baraccone legato alle fiere di paese a una vera e propria industria capace sì di realizzare sogni, ma anche di operare un processo di trasformazione nella concezione dell’interprete stesso delle pellicole. Una vera rivoluzione che ha avuto come punto di partenza proprio le figure femminili.   

Ecco dunque che Barbera in questo contesto definisce “Eva futura” l’immagine di “divina” nata dalla fusione di quella che era la primadonna dell’opera e la rappresentazione femminile che le arti hanno diffuso in tutta Europa nel XIX secolo

La storia del cinema ci insegna che furono inizialmente più donne a diventare dive nel panorama delle storie di celluloide. Pensiamo ad esempio in Italia dove, nei primi anni del Novecento, i nomi più noti erano quelli delle dive del muto Lyda Borelli, Francesca Bertini e Pina Menichelli

Perchè? Era più facile per le donne incarnare alcuni dei temi della cultura di massa del tempo, come l'aspirazione alla bellezza e alla giovinezza. Si era capito però che poteva diventare anche un’operazione economicamente remunerativa idealizzare, modellare a seconda delle esigenze i volti femminili del cinema, trasformarli in realtà astratte e renderli venerabili dal pubblico

Lungo il breve ma interessante percorso espositivo ciò che sorprende e impressiona maggiormente, passando di foto in foto, è l’evoluzione stessa della donna e della diva. Al termine della visita una riflessione nasce dunque davvero spontanea. Osservando le immagini ci accorgiamo certo di quanto la moda sia mutata, ma ancor di più di quanto quella allure che ricopriva le dive sia pian piano sbiadita negli anni

Quando arriviamo all’ultima parete, quella con le immagini più recenti, ci rendiamo conto dunque quanto il cinema abbia perso negli anni quell’aura sacra che lo aveva permeato dai primordi fino ai primi anni ‘60. Proprio in quel momento infatti il mondo magico fatto di sogni ed illusioni da regalare agli spettatori in sala iniziò a trasformarsi. Con l’avvento della televisione prima e la diffusione delle piattaforme di streaming poi, passando per i canali pay per view, quella unicità che impregnava ogni singola pellicola va perdendosi a favore di un consumo usa e getta

Oggi la diva non è più quella di un tempo, basta percorrere con occhio curioso e attento questa galleria di immagini per comprendere quanto sia cambiata nel corso degli anni la percezione stessa della figura d’attrice rispetto al passato. E non è certo solo per effetto del passaggio dal suggestivo bianco e nero al colore che una certa bellezza particolare dei volti svanisce. 

Dice il Presidente della Biennale di Venezia Roberto Cicutto a proposito di “Divine” “Racconta il ruolo fondamentale delle donne nella storia della Settima Arte. Divine rievoca subito la bellezza, il glamour, il fascino e l’emozione del tappeto rosso. Oggi, grazie al talento e alle storie di queste donne (non solo delle attrici ma anche delle protagoniste in tutti i ‘mestieri del cinema’), molte più donne e uomini hanno imparato ad assumersi responsabilità ignorate per molti secoli".

Infatti proprio attraverso di loro capiamo di più e meglio i cambiamenti della nostra società.   







“Divine” Ritratto di attrici dalla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 1932–2018” non è l’unica mostra organizzata dalla Biennale in questo periodo.

Fino all’8 dicembre 2020 infatti è possibile vedere ai Giardini della Biennale "Le Muse Inquiete: la Biennale di fronte alla storia”, una mostra a cura di tutti i Direttori dei sei Settori (Arte, Architettura, Cinema, Teatro, Musica, Danza) e che permette di rivivere i momenti chiave di 125 anni di vita della Biennale di Venezia.

“Divine” Ritratto di attrici dalla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 1932–2018”.

Via Forte Marghera 30, Mestre.

Ingresso libero.

Orari: 

  • dalle 13 alle 21 fino al 20.09.2020
  • dalle 10 alle 18 dal 22.09.2020 al 01.11.2020 
  • chiuso il lunedì