Quando parliamo di Riviera del Brenta subito il pensiero va alle sue ville, costruzioni eleganti di un tempo passato che oggi rendono prezioso e unico il tratto fluviale che collega Venezia con Padova.

Una vera sfilata di bellezza, le ville della Riviera del Brenta sono molte e tutte con una storia particolare che le rende parte di un racconto corale che affonda le proprie radici ai tempi della Serenissima.

Impossibile parlare di tutte, ecco perciò la scelta di alcune tra le più note e accessibili per una visita.


La Riviera del Brenta, parte integrante di Venezia

La Riviera del Brenta oggi è diventata una meta turistica molto rinomata per chi ha voglia di trascorrere una giornata fuori Venezia. Ricco di storia, arte e natura, questo angolo di mondo non è per nulla distante in realtà dal capoluogo lagunare, anzi ne è da sempre strettamente connesso, soprattutto dal punto di vista storico e culturale.

Percorrendo la Riviera del Brenta e visitando le sue ville si può infatti conoscere un lato meno noto forse, ma di certo molto interessante della vita condotta degli aristocratici veneziani ai tempi d’oro della Serenissima.

Le ville che oggi possiamo ammirare lungo il naviglio del Brenta e nelle vicinanze di questo, erano qualche secolo fa, per i ricchi veneziani, luogo di riposo e vacanza, intesa come assenza temporanea da Venezia. Rifugio tranquillo dove trovare refrigerio dalla calura estiva, ma anche luogo tutt’altro che noioso. Questo lo si può capire non appena si mette piede in sale affrescate e giardini dal gusto raffinato. Qui infatti è possibile comprendere quanto l’eleganza e lo sfarzo fossero tratti distintivi che i veneziani portavano con sé anche durante i loro soggiorni estivi.


Villa Foscari La Malcontenta

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Un piccolo gioiello incorniciato tra filari di salici piangenti, questa è Villa Foscari, conosciuta da tutti però come “La Malcontenta”. Un edificio realizzato dall’architetto veneto Andrea Palladio per i fratelli Nicolò e Alvise Foscari a metà del 1500 e ritenuto esempio dell’utilizzo più compiuto delle tecniche di questo.

Il suo particolare nome sembra avere origine da una leggenda risalente al 1800 e che ha per protagonista l’infelice proprietaria della villa. Pare infatti che dopo la caduta della Serenissima i Foscari avessero deciso di lasciare questa dimora, destinandola ad uno stato di abbandono.

Elisabetta, una dama dei Foscari, però fu l’unica a continuare a vivere qui, in esilio da Venezia a causa della sua dissolutezza. La donna, passata da una vita fastosa ad una molto più monotona, cadde in depressione. Visse in questa villa gli ultimi trent’anni della sua esistenza senza farsi mai vedere da nessuno, ma dopo la sua morte in molti iniziarono a raccontare di averla vista, sottoforma di fantasma, nelle notti di luna nuova. Si aggirava per il parco della villa con le sembianze di una donna molto bella, pallida con i capelli rossi e vestita di bianco. Da questo leggiadro spirito dunque l’origine del nome “la Malcontenta”.

Questa però non è la sola possibile origine del nome. Pare infatti che il curioso appellativo non abbia nulla a che fare con gli abitanti della villa, bensì con la conformazione del territorio. Malcontenta pare quindi derivare da “Brenta mal contenuta” perché già prima della costruzione della villa questo tratto del fiume era soggetto spesso a straripamenti.

La villa sorge non lontana dalla laguna e si presenta come un unico blocco, su tre piani, senza annessi agricoli. Ogni livello era stato pensato per avere una funzione specifica: il piano terra era dedicato alle attività funzionali, il primo piano a quelle dei nobili mentre il piano superiore veniva utilizzato come deposito delle derrate agricole.


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L’edificio ha come caratteristica peculiare la simmetria. Questo per permettere a ciascuno dei fratelli Foscari di avere il proprio appartamento, in perfetta autonomia. Ciascuna abitazione disponeva infatti di tre stanze di cui la più grande e la più piccola realizzate con lo stesso criterio proporzionale, mentre la terza disegnata con pianta quadrata.

Entrambi gli appartamenti sono disposti a fianco di un'area centrale, un tempo impiegata come spazio di alta rappresentanza, così come era usanza in altre ville della zona, ma anche nelle case veneziane. 

Le decorazioni interne vennero affidate a Giovanni Battista Zelotti e in parte a Battista Franco. I soggetti rappresentati sono prevalentemente di carattere mitologico, come era d’ uso nelle ville dell’entroterra nel XVI secolo. I chiari rimandi agli affreschi del castello francese di Fointainbleau sono presenti per volontà di Vittore Grimani, responsabile del programma iconografico, amico dei Foscari e residente per anni presso la corte di Francia.   

Esternamente l’edificio, che sorge su un alto basamento, appare nella singolare forma di un parallelepipedo e presenta un portico con colonne che rende il suo aspetto simile ai templi dell’antica Roma.

La facciata principale, così come a Venezia, è rivolta verso l’acqua con grandi rampe gemelle d'accesso che permettevano agli ospiti, una volta approdati a riva, di seguire una sorta di percorso cerimoniale per recarsi verso il proprietario che era solito attenderli al centro del pronao. 

Villa La Malcontenta non può essere considerata una villa-fattoria, ma piuttosto una residenza suburbana, data la sua configurazione e la facilità con cui era raggiungibile da Venezia. 

Un edificio maestoso in sintonia con i suoi committenti, appartenenti ad una delle più potenti famiglie veneziane e che si differenzia proprio per la sua conformazione rispetto a tutte le altre ville costruite dallo stesso Palladio. 


Orari di apertura: 

La Villa è aperta tutti i weekend: 9:30 - 12:30 e 14:30 - 17:30  

Villa Pisani

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Oggi Museo Nazionale, Villa Pisani a Stra è considerata la più bella e famosa tra tutte le costruzioni edificate lungo la Riviera del Brenta nel periodo di maggior splendore della Serenissima.

Costruito nel XVIII secolo, questo maestoso edificio venne commissionato della nobile e ricca famiglia veneziana dei Pisani di Santo Stefano, un ramo importante del casato Pisani. Questi, arricchitisi nel corso del Trecento grazie ad attività commerciali e rendite di immobili, divennero nel secolo successivo proprietari di un ampio feudo nella bassa padovana. A Venezia si deve a loro la costruzione dell’edificio che oggi ospita il conservatorio Benedetto Marcello in Campo Santo Stefano.

I lavori per l’edificazione di villa Pisani ebbero inizio nel 1735 quando Alvise Pisani, ambasciatore alla corte del Re Sole, venne eletto doge. I lavori vennero commissionati all’architetto padovano Girolamo Frigimelica che però eseguì solo la costruzione delle scuderie e alcune decorazioni nell’area del giardino. Il progetto vero e proprio della villa viene dunque attribuito principalmente a Francesco Maria Preti. Autore di numerose chiese tra Treviso e Conegliano, a lui sono attribuiti, oltre a villa Pisani a Stra, anche Villa Spineda Gasparini Loredan a Venegazzù (Tv), Palazzo Minerva a Belluno e il Teatro Accademico a Castelfranco Veneto.

Villa Pisani si presenta a pianta rettangolare, con due cortili interni, divisi da un colonnato che sorregge il grande salone da ballo.

All’esterno possiamo vedere una facciata principale imponente, con il corpo centrale attraversato da una balconata sostenuta da quattro cariatidi. Da questa si innalzano otto semicolonne corinzie e su un cornicione, impreziosito da festoni fioriti sostenuti da dei putti, è situato il timpano triangolare ornato da statue.

A caratterizzare il grande parco di ben 10 ettari sono le architetture articolate ed originali, le decorazioni in stile barocco e tra tutti il labirinto di siepi, uno tra i più importanti in Europa. Inizialmente questo era stato pensato a forma circolare, ma poi si è optato per l’attuale aspetto. Il percorso non è certamente stato creato in modo casuale, ma con il fine di arrivare all’ottenimento della saggezza, rappresentata qui dalla statua della dea Minerva. I rimandi alla pittura e alla scultura sono evidenti, con la creazione di cornici illusorie in cui le persone si possono inserire e con l’idea della chiocciola che porta al belvedere.


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L’accesso al parco è delimitato da cancellate in ferro battuto e al suo interno ogni cosa è stata pensata nel dettaglio perché ci fosse “tutto quello che può ricreare la vista e soddisfare il gusto”, come desiderato dal suo committente.

L’organizzazione del parco della villa si ispira ai modelli francesi utilizzati per la realizzazione di Versailles da Andrè Le Nôtre, ma si incontra perfettamente con la tradizione veneta del giardino cintato con portali e finestra capaci di prolungare la vista sul Brenta. 

Lo specchio d’acqua che percorre un lungo rettilineo, perpendicolare rispetto alla facciata nord della villa, rende lo spazio aperto scenografico e maestoso. 

Interessante, passeggiando per il parco, ammirare la Coffee House settecentesca che sorge sopra una collinetta artificiale ed è circondata da un anello di acqua. Questa, nel periodo estivo, veniva utilizzata come ghiacciaia. E non è la sola, nel 1839 ne venne costruita una seconda a ovest delle scuderie. 

In epoca napoleonica venne aggiunto il boschetto inglese e gli orti ornamentali vennero trasformati in una orangerie, oggi visitabile dal pubblico.

L’interno della villa ha 114 stanze e conserva arredi ed opere d’arte del Settecento e Ottocento tra cui “Gloria della famiglia Pisani”, un capolavoro dipinto sul soffitto della Sala da Ballo da Giambattista Tiepolo. La struttura interna è formata da una parte centrale costituita da una sala d’ingresso e un salone delle feste di doppia altezza con a lato due salette. Uno scalone conduce al primo piano dove tutte le stanze sono comunicanti tra loro e svincolate da un corridoio che gira attorno al perimetro dei due cortili. 

Quando la villa venne costruita la decadenza della Repubblica di Venezia era già iniziata. Questo motivo, insieme al vizio del gioco del proprietario, portarono i Pisani ad indebitarsi in modo significativo e a decidere di vendere la villa. Ad acquistarla fu Napoleone Bonaparte nel 1807, divenuto un paio di anni prima Re d’Italia. Questi la donò al figliastro Eugenio de Beauharnais, viceré d’Italia e mecenate molto raffinato che commissionò alcuni lavori di ammodernamento all’interno dell’edificio e nel suo parco. 

Dopo la disfatta di Waterloo e la caduta di Napoleone la villa divenne il luogo in cui gli Asburgo trascorrevano la villeggiatura. Qui sono passati nomi illustri dell’aristocrazia europea come Carlo IV di Spagna e lo zar di Russia Alessandro I. Con il Regno d’Italia la villa divenne prima proprietà dello stato e poi museo, nel 1884. Oltre a reali sono passati per Villa Pisani anche molti personaggi della cultura e della politica, da Wagner a D’Annunzio e Pasolini fino ad Hitler e Mussolini che qui si incontrarono in modo ufficiale per la prima volta nel 1934. 


Orari di apertura di villa e parco: 

Sabato e Domenica 8:45 - 14:00 e 14:45 - 20:00 

Martedì e Giovedì 14:30 - 20:00

Mercoledì e Venerdì 8:30 - 14:00

Chiuso il lunedì


Villa Widmann

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Alle porte di Mira, in località “Riscossa”, sorge villa Seriman, Foscari Widmann-Rezzonico. Di dimensioni più contenute rispetto a Villa Pisani e non conosciuta quanto Villa Malcontenta, conquista di certo il visitatore per la sua bellezza, semplice ed elegante. 

Costruita dal progettista Andrea Tirali nel 1719, su commissione della nobile famiglia veneziana dedita ai commerci: gli Seriman, di origine persiana. Questi acquistarono verso la fine del ‘600 il terreno su cui sorge dai Donà, proprietari di cui oggi ancora rimane testimonianza grazie allo stemma della famiglia visibile su due vecchie costruzioni vicine alla villa.

La casa padronale ancora oggi si presenta come un edificio a forma cubica semplice. La pianta quadrata con al piano terra, dall’atrio classicheggiante, l’acceso al salone centrale sul quale si aprono quattro stanze.

L’anno di completamento degli edifici, il 1719, è certo perché ricordato sopra il portale d’ingresso del salone delle feste della villa.

Si pensa che la costruzione presente precedentemente fosse proprietà della famiglia Moro, dato che nel cortile interno alla barchessa è possibile vedere lo stemma di questo casato.

Già nella metà del ‘700 però la villa passò ai Widmann che fecero eseguire alcuni lavori di ammodernamento della casa padronale. Questa venne ampliata e ristrutturata seguendo lo stile rococò francese, allora in voga. 

La villa, di dimensioni modeste, venne ampliata in altezza, non potendo fare altrimenti. Non era infatti possibile ingrandire il salone principale perché questo doveva avere la stessa larghezza della facciata o del portico principale e la medesima lunghezza dell’edificio. Venne eliminato perciò il soffitto del salone e costruita una balaustra che percorreva tutto il perimetro della sala e ai cui angoli venivano posizionati gli orchestrali. Al secondo piano fu dunque possibile ricavare diverse stanze da letto. Tutti gli ambienti della villa vennero decorati in modo elegante con stucchi preziosi e policromi.

All’oratorio venne aggiunta una nuova stanza, divisa dal vano chiesa da una grata e che con molta probabilità veniva utilizzata per le confessioni delle donne

Come si può comprendere dal lungo nome, villa Widmann ha visto nel corso del tempo più proprietari.

Acquistata nel 1883 da Francesco Somazzi, già nel 1901 tornò proprietà dei Widmann, grazie ad Elisabetta, una discendente. Così come avvenne per altre ville della Riviera del Brenta, anche Villa Widmann durante il Secondo Conflitto Mondiale fu venne utilizzata come ospedale per poi tornare ad essere una residenza a tutti gli effetti.

Nel 1970 il figlio di Elisabetta la vendette al commendator Settimo Costanzo e nel 1984 la proprietà passò alla Provincia di Venezia, diventando luogo di attività culturali e mostre oltre ad essere visitabile dal pubblico. Nel periodo dell’amministrazione provinciale è stato reso possibile un restauro sostanzioso alla barchessa e la creazione di un auditorium capace di ospitare meeting e convegni, perfettamente contestualizzato quanto a stile.

Oggi villa Widmann è gestita dal comune di Mira che seppur tenendola aperta alle visite di singoli e gruppi, ha dovuto purtroppo fare anche i conti con i tempi, adibendo alcuni spazi della barchessa a locale di ristorazione.


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Nel corso del tempo la villa ha ospitato molti nomi illustri, tra questi il commediografo Carlo Goldoni, amico di Ludovico Widmann, il Cardinale Sarto quando era patriarca di Venezia, i musicisti Malipiero e Igor Stravinskij e infine più volte fu ospite della villa Gabriele D'Annunzio.

La casa padronale, seppur di piccole dimensioni è un piccolo gioiello conservato nel tempo. La facciata, che si affaccia sulla strada statale, reca sul timpano lo stemma dei Foscari. Quello dei Widmann è invece al centro di un arco decorativo settecentesco in giardino. Sembra che la provenienza di questa architettura sia la villa dei Widmann a Bagnoli.

Una breve gradinata che porta all’atrio aperto sull’esterno con quattro eleganti colonne, mentre all’interno si trovano una porta e due finestre che lasciano intravedere la ricchezza degli interni o meglio della stanza principale nonché la più importante di villa Widmann, il salone da ballo. A questo si accede grazie ad un atrio sorretto da quattro colonne eleganti. Gli affreschi all’interno dell’ambiente sono stati dipinti nel 1765 da Giuseppe Angeli.

Il tema prescelto è di carattere mitologico, tra le pitture interessante è di certo “Il ratto di Elena” con il giovane Paride che solleva Elena portandola alla nave pronta a salpare e con due marinai che reggono la cima e altri che tendono le vele. Una scena dalla composizione ben costruita che rende la sensazione di dinamicità della scena descritta.

Di fronte a questo affresco è stato dipinto “Il sacrificio di Ifigenia”. Qui Ifigenia campeggia al centro pronta al sacrificio con sullo sfondo la cerva che si sostituirà alla vittima. La protagonista della scena assume grande importanza grazie alla luminosità con cui sono dipinte carni e vesti di questa. 

Interessante anche alzare gli occhi al soffitto per ammirare “Diana con amorini”. Un cielo luminoso fa da sfondo al tema della gloria qui rappresentato dalla dea Diana appena scesa dal carro, tra le nubi, attorniata da amorini e con in basso due putti che in volo reggono un vaso pieno di fiori.   

Si può senza dubbio affermare che gli affreschi, insieme alla cura e raffinatezza dei dettagli hanno reso il salone da ballo uno dei luoghi maggiormenti ricchi dal punto di vista decorativo di tutta la zona della Riviera del Brenta.  

Non solo, anche negli altri ambienti della villa i particolari fanno la differenza, come i lampadari in vetro di Murano, gli arredi con mobili d’epoca e i tendaggi broccati

La villa possiede anche un vasto parco monumentale con viali di tigli, rose antiche, una serra, specie arboree e volatili e un piccolo laghetto con cipressi calvi acquatici. Non mancano le statue di dei, ninfee e amorini con le frecce che rievocano il mondo della classicità. Negli anni ‘70 venne anche realizzata una piscina, oggi interrata, nello spazio prospiciente le serre così come una fontana monumentale e nuovi viali. 

Da vedere anche il porticato a nord della villa che si sviluppa ad “elle” e che si allunga a nord, fino alle cantine per poi raccordarsi al viale alberato del parco, e ad a est fino ad arrivare alla chiesetta. Non ultimi da ricordare, la collezione di antiche carrozze e un campiello in perfetto stile veneziano attorno al quale sono affisse numerose armi di antiche famiglie e lo stemma di Papa Rezzonico. 


Orari di apertura: 

Da martedì a domenica 10:00 - 13:00 e 13:30 - 16:30 

Chiuso il lunedì


Villa Foscarini Rossi

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Poco distante da Villa Pisani, a Stra, sorge la seicentesca Villa Foscarini Rossi.

La villa era una delle due residenze estive che la nobile famiglia Foscarini possedeva lungo la Riviera del Brenta, insieme ad un Casino a Mira.

Non è certa l’attribuzione del progetto della villa, si pensa però che l’edificio sia stato costruito seguendo i disegni di Vincenzo Scamozzi, influenzato dallo stile palladiano allora in voga. Sicuri invece sono gli interventi successi di architetti come Giuseppe Jappelli e Francesco Contini che diedero alla villa un aspetto più neoclassico.

La villa venne costruita tra il 1599 e il 1602 per volontà di Giacomo Foscarini, un personaggio politico importante che era stato due volte Capitano da Mar e uno dei celebri vincitori della battaglia di Lepanto.

L’intero complesso si compone di tre edifici: la Villa Padronale, la Foresteria e le Antiche Scuderie, il tutto immerso in un Parco di circa 10.000 mq.

L’edificio principale si presenta con un robusto corpo centrale con due ali laterali unite ad esso grazie ad un porticato e da una mansarda, oggi sala adibita a ricevimenti.

Sulla facciata che si rivolte al fiume Brenta è appoggiato il pronao a quattro colonne ioniche sormontato da un timpano con tre statue seicentesche. A questo, utilizzato come un belvedere, si poteva accedere mediante due rampe di scale che però sono state eliminate nell’Ottocento.

Sul tetto sono visibili degli alti pinnacoli che bene si inseriscono nel periodo dei Lumi le cui idee tanto affascinavano il proprietario Marco Foscarini.


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L’interno della villa è nel classico stile veneziano, su due piani con ciascuno una sala centrale passante e le stanze lungo il corpo centrale dell’edificio.

Nell’Ottocento, sotto la proprietà dei Negrelli, venne eliminato il mezzanino in modo che il piano inferiore fosse della medesima altezza del piano nobile. 

La foresteria venne costruita inizialmente con la funzione di stalla o ricovero per le carrozze, ma venne poi utilizzata come spazio per ricevere gli ospiti dal momento che la villa era priva di una sala per le feste. 

Nel 1652, in occasione del matrimonio tra Zambattista Foscarini e Chiara Soranzo il salone venne affrescato da Domenico de’Bruni che realizzò anche il colonnato in stile corinzio e gli squarci architettonici che ricordano le scenografie barocche di Vivaldi e Händel così come le allegorie della Guerra, della Pace, delle Arti e delle Scienze. 

Questa sala oggi viene utilizzata per banchetti e cerimonie, mantenendo inalterato il suo elegante sfarzo. 

Tra gli ospiti della villa lo scrittore Gaspare Gozzi autore della storia della principessa Turandot poi musicata da Giacomo Puccini.  

Dal 1994 Villa Foscarini ospita il Museo della Calzatura d’autore Rossimoda, azienda fondata nel 1942. Il museo raccoglie più di 1500 esemplari di calzature femminili di alta moda e racconta non solo la storia dell’azienda, ma anche la storia della moda degli ultimi cinquant’anni. Possiamo ammirare nella mostra permanente “Calzature d’Autore” le creazioni realizzate per grandi marchi, tra cui Dior, Lacroix, Marc Jacobs, Yves Saint Laurent, Fendi e Givenchy. 

All’interno della villa è visitabile una seconda mostra permanente che raccoglie parte della collezione d’ arte moderna del proprietario dell’edificio.  

Anche Villa Foscarini Rossi, così come avevamo visto per la Malcontenta, pare essere legata da una leggenda di fantasmi.  

Si dice infatti che nelle notti del solstizio d’estate, negli anni che terminano con lo zero e con il cinque, vaghi per le stanze della villa una figura di donna che apre porte e finestre. Si tratta, secondo la leggenda, del fantasma di Emma, nobildonna veneziana che a villa Foscarini Rossi aveva soggiornato per alcune settimane. 


Orari di apertura del Museo della Scarpa 

Da lunedì a venerdì: 9:00 - 13:00 e 14:00 - 18:00 

Sabato: 11:00 - 17:00 e 14:30 - 18:00 

Domenica: 11:00 - 17:00