La quinta giornata della Mostra del Cinema di Venezia 2020 si apre con la presentazione di un documentario su un’icona italiana della moda, ad opera di uno dei registi nostrani che da qualche anno viaggia sulla cresta dell’onda. Parliamo di Salvatore - Shoemaker of Dreams, opera fuori concorso diretta da Luca Guadagnino che racconta la straordinaria storia di Salvatore Ferragamo, calzolaio che partito dal nulla ha conquistato Hollywood e l’America intera prima di creare un impero della moda: “Ho cominciato la collaborazione con Ferragamo con un fashion film nel 2013, occasione in cui avevo ricevuto il libro Il calzolaio dei sogni: autobiografia di Salvatore Ferragamo. In una conversazione col produttore abbiamo pensato sarebbe stato un film straordinario. Una figura titanica d’inventore, un creatore, e il documentario ci sembrava la forma più profonda per vedere i mille possibili strati della sua vita” ha dichiarato Guadagnino. Un film fortemente voluto dalla famiglia Ferragamo che ha scelto il regista palermitano per raccontare la leggendaria ascesa dello stilista: “È una cosa che avevamo a cuore da tempo, per far conoscere da dove fosse partita la storia incredibile di una persona che da meno di niente è riuscita a raggiungere tutti gli obiettivi. Conoscendo Guadagnino è scoccata la scintilla”, ha spiegato Giovanna Gentile Ferragamo, figlia di Salvatore: “Con la mia famiglia siamo molto emozionati. Abbiamo, prima di questo film, evitato molte tentazioni ma qui s’è scelta la forma del documentario, la più vera, e non poteva che essere un genio del film come Luca Guadagnino a riuscire a renderla come doveva essere. Siamo orgogliosi. Un apprezzamento particolare va a mia madre, Wanda, per aver portato sempre presente, in modo enfatizzato, l'amore per mio padre”. Tra inquadrature inedite, interviste e immagini di repertorio, Salvatore – Shoemaker of Dreams è una chiara celebrazione di Salvatore Ferragamo del quale Guadagnino mette in mostra la bellezza delle calzature storiche, vere e proprie opere d’arte prima al servizio del cinema e poi degli amanti dell’alta moda. Ferragamo ha rivoluzionato il concetto di calzatura, per tutta la vita ha inseguito il sogno di creare la scarpa perfetta, partito dalla provincia di Avellino, passando per Napoli dove ha imparato il mestiere, fino ad arrivare ad Hollywood dove ha raggiunto il successo fornendo le proprie calzature alle dive del cinema muto ma anche ai grandi eroi del western: “Questo è il lavoro di tutta la mia vita: imparare a fare scarpe perfette, rifiutando di mettere il mio nome su quelle che non lo sono. Quindi, per favore, al di là della storia del ragazzino scalzo e ignorante che è diventato un celebre calzolaio, concentrate la vostra attenzione sul piacere che deriva dal camminare bene” scriveva Salvatore Ferragamo nella sua autobiografia alla quale il film è ispirato.

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L’attenzione si sposta nuovamente sui film in concorso, il primo della giornata è Khorshid (Sun Children), film iraniano di Majid Majidi che narra la storia di Ali, bambino di 12 anni che cerca di sopravvivere tra lavoretti in un garage e piccoli crimini nei sobborghi di Teheran.“È un film di denuncia per tutte le zone di guerra, dove le vittime sono spesso i bambini. La responsabilità di dare loro un’identità e un’istruzione è di tutti, come se fossimo una grande famiglia. Tantissimi bambini vivono in un ambiente non adatto alla loro crescita e devono affrontare precocemente il mondo del lavoro. Così le loro potenzialità non vengono scoperte ma questi bambini sono un capitale per l’umanità” ha dichiarato il regista durante la conferenza stampa di presentazione del film. Sun Children è una storia semplice ma coinvolgente che fa dell’aspetto sociale il fulcro della narrazione. Un film che vuole essere un inno di speranza nelle nuove generazioni, bambini che sono usciti fin troppo presto dal mondo infantile per entrare in quello insano degli adulti dominato da manipolazioni ciniche e egoistiche. 

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The World to Come è il secondo lungometraggio in concorso, diretto da Mona Fastvold con un cast d’eccezione che vanta nomi del calibro di Katherine WaterstonVanessa KirbyCasey Affleck e Christopher Abbott. Il film, basato sull’omonimo racconto di Jim Shepard, è ambientato nella metà dell’Ottocento a New York, Due donne vivono con i rispettivi mariti contadini in case isolate a qualche miglio di distanza e che, per molti motivi, si innamorano una dell'altra. Da una parte c'è Abigail, che ha appena perso sua figlia per difterite ed è in continuo lutto esistenziale mentre gestisce una fattoria insieme a suo marito Dyer; dall'altra Tallie, una giovane, solare e bella nuova arrivata che ha appena affittato una fattoria vicina alla loro con il marito Finney. Tutto si svolge tra i silenzi e il freddo di questi luoghi selvaggi attraverso il diario, scandito giorno per giorno, di Abigail che, dalla morte della figlia di 5 anni, annota ogni sussurro della vita sua e di suo marito. “Sviluppare questo personaggio mi ha davvero fatto riflettere. Noi donne oggi abbiamo tante opportunità, mentre il mio personaggio, in quell’epoca, conosceva bene i limiti della sua libertà e il suo destino.“ ha dichiarato Katherine Waterston. Anche Vanessa Kirby, già presente a Venezia con Pieces of a Woman, ha parlato di come è cambiato il ruolo della donna: “Ci sono molte storie di donne ancora da raccontare, storie ordinarie che diventano straordinarie. Dobbiamo apprezzare le azioni delle donne del passato che permettono a noi, oggi, di vivere in modo più libero”. The World to Come è il primo di due film americani in concorso a Venezia 77 ed è il secondo lavoro da regista per Mona Fastvold dopo The Sleepwalker del 2014.

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A concludere al meglio la prima ed unica domenica di Festival ci ha pensato Salvatore Mereu che ha presentato Assandira, film fuori concorso tratto dal romanzo di Giulio Angioni. Racconta la storia di un pastore, padrone di un agriturismo, chiamato da tutti Assandira, e situato in mezzo al bosco che è stato completamente distrutto da un incendio spento solo da un’altrettanta distruttiva pioggia torrenziale. Tra le perdite dovuto al disastro vi è anche quella di suo figlio, che non è riuscito a salvare. All’alba, i primi ad arrivare sono i carabinieri e il giovane magistrato, Costantino prova a raccontare cosa è successo quella notte. Il film di Mereu è una forte critica allo sfruttamento del territorio sardo per fini turistici, il film si ambienta in un contesto rurale e selvaggio che troppo spesso viene sfruttato con aggressività dalle masse di turisti. “Che certe modi di sfruttamento del nostro territorio sono stati aggressivi e non hanno portato a nulla mi pare evidente. Certo, non nego che l’industria turistica ha portato diversi guadagni per la mia regione ma c’è bisogno di trovare un equilibrio che non faccia saltare l’ordine preesistente delle cose“ ha spiegato il regista.

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A domani con il Giorno 6 di questa Venezia77.