Venezia, set a cielo aperto: il cinema, praticamente da quando esiste, ha spesso ambientato qui in città le sue storie, le proprie avventure, più o meno famose. Basti pensare che tra i primi filmati dei fratelli Lumiére ci sono proprio alcune famose vedute veneziane: Approdo di una gondola ai Santi Giovanni e Paolo, I vaporetti a Rialto e I leggendari piccioni di San Marco, sono tre dei filmati proposti nel 1896 al pubblico riunito per la visione al Teatro Minerva a San Moisè.

Ne è passato di tempo da allora e molti sono i registi che hanno scelto la città lagunare per ambientare le loro opere.

Essendo impossibile passarli in rassegna tutti, abbiamo scelto tre film italiani capaci di portarci in alcuni tra i luoghi meno noti e battuti di Venezia.

Morte a Venezia, la seconda opera veneziana di Luchino Visconti

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E' il 1971 e Luchino Visconti con Morte a Venezia torna a girare una sua pellicola a Venezia dopo Senso del 1954.

Questa volta Visconti traduce in immagini l’omonimo romanzo di Thomas Mann, dando forma alle parole dello scrittore tedesco, rispettando l’autore ma senza venir meno al proprio stile di regia, raffinato e sofisticato.

L’Hotel Des Bains al Lido di Venezia è il luogo principale in cui la storia è ambientata, sia nel romanzo che nel film. L’edificio è una bellissima costruzione in stile Liberty di inizio ‘900 e si affaccia sul Lungomare Marconi, uno dei più esclusivi dell’isola. Un hotel di lusso che in circa 100 anni di attività ha ospitato molti nomi importanti che hanno segnato la storia del secolo scorso.

In disuso da anni e un po’ malandato, il suo recupero dovrebbe essere ultimato per il 2021 con un intervento di restauro capace di riportarlo all'antico splendore, anche se probabilmente in veste diversa da quella d’origine.

Torniamo però al film di Luchino Visconti: la fortuna del regista è quella di poter girare esattamente nel luogo pensato dall’autore del romanzo. Cosa non sempre possibile per una trasposizione da libro a pellicola, specie se l’ambientazione è frutto dell’invenzione artistica. Un set imponente, dunque, quello del Des Bains, con i suoi interni lussuosi e un’elegante spiaggia privata, che offrono una location impagabile, senza la necessità di creare scenografie fittizie.

Ma questo angolo del Lido di Venezia, non lontano da dove sorge il Palazzo del Cinema, non è il solo a comparire nella pellicola. Il protagonista, lo scrittore Von Aschenbach interpretato da Dirk Bogarde, si trova infatti a percorrere le calli dietro il Gran Teatro La Fenice, mentre cerca disperatamente Tadzio, il giovane di cui si è innamorato.

Ed è proprio nel Campiello dei Calegheri, poco distante dal celebre teatro, che lo scrittore scopre che Venezia è minacciata da un morbo. L'uomo ne verrà colpito e affronterà il proprio calvario da solo, fino al sopraggiungere della morte che lo coglierà mentre si trova sulla spiaggia di fronte all’Hotel Des Bains.

“Morte a Venezia” non è l’unico film ambientato al Lido di Venezia. Ricordiamo infatti un altro luogo dell’isola, scelto come set per un capolavoro del cinema: “C’era una volta in America”.

Sergio Leone, regista del film, decise infatti di girare una scena della sua pellicola nella raffinata sala ristorante all’interno del famoso Hotel Excelsior. Oggi questa struttura ospita molti personaggi famosi nei giorni della Mostra del Cinema, un tempo però era il luogo in cui la stessa manifestazione si svolgeva. Proprio qui infatti nel 1932 vide la luce il più antico festival cinematografico al mondo.


Pane e tulipani, una Venezia colorata e originale

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Pane e Tulipani è una commedia dolceamara del 2000, diretta da Silvio Soldini. Protagonista una bravissima Licia Maglietta e naturalmente Venezia, ma non quella convenzionale da cartolina, quanto piuttosto una città insolita e inaspettata.

In questo film infatti la vera particolarità è quella di poter vedere una Venezia popolare, vera e viva. La protagonista, Rosalba, dimenticata all’autogrill da marito e dalla comitiva con cui viaggia, decide di non prendere la via di casa, ma dirigersi nel capoluogo lagunare. Qui inizia una nuova vita, oltre a scoprire una città pronta ad accoglierla e farla sentire parte della sua comunità.

La Venezia più convenzionale non interessa a Soldini, il regista decide di lasciarla sullo sfondo: questo è inequivocabile se si pensa alla scelta di mostrare piazza San Marco solo riflessa sulle lenti degli occhiali da sole della protagonista.

Al centro e sullo sfondo di questa storia e di un piccolo film che è diventato un successo internazionale ci sono un campiello e una chiesa meravigliosa: una sorta di scrigno per gioielli lavorato di pietre e di marmi che offre il suo fianco delicatamente colorato a un delizioso piccolo campo”. Non poteva usare parole migliori Irene Bignardi nel libro “Storie di Cinema a Venezia”: il riferimento è al campiello dei Miracoli e alla Chiesa di Santa Maria dei Miracoli, opera del quindicesimo secolo di Pietro Lombardo, realizzata su disegno di Mauro Codussi. Qui sorge la bottega del fioraio dove Rosalba trova lavoro.

Non poteva esserci scelta più azzeccata del Sestiere di Castello per raccontare una storia originale che preferisce la Venezia popolare a quella fin troppo bene conosciuta. Silvio Soldini ha le idee precise: fa arrivare la sua protagonista a Venezia di notte, quando la città dorme. Può così più facilmente contrapporre il caos della stazione Santa Lucia, che vediamo poco dopo, alla tranquillità delle calli, attentamente scelte fuori dai circuiti turistici più battuti. Una città reale che si contrappone a quella turistica e che ad un certo punto diventa ancora più intima, quando la storia si defila addirittura tra gli isolotti lagunari.

Se la trama del film è quella di una fiaba, questo non si può dire per Venezia che si rivela in tutta la sua più suggestiva, semplice e reale bellezza. Una città allegra e dai colori sgargianti che fa venir voglia di essere vissuta e non solo visitata.

Molti sono i luoghi della città visti nel film, come Calle lunga San Barnaba, dove l’investigatore che è stato assoldato dal marito di Rosalba inizia a mettersi sulle tracce della donna. Fondamenta S.Giustina invece è il luogo dove l’uomo trova un alloggio di fortuna, in un barcone. C’è poi Calle dell’Olio, vicino alla chiesa di San Francesco della Vigna, a Castello, altro luogo presente nella pellicola: in questa calle si trova il ristorante di Fernando, l’uomo che Rosalba conosce per caso e che diventerà una presenza importante nella sua nuova vita. Non un set, ma un vero ristorante, anche se con un nome differente da quello della storia di Soldini. Cosa che rende ancora più sincera la Venezia rappresentata.

Non solo Venezia. Nel film alcune scene sono state girate anche a Mestre: un set scelto per poter rappresentare in modo fittizio Pescara, città natale della protagonista. In questo caso è possibile riconoscere le case di Rione Pertini, dove risiede l’investigatore, location degli ultimi minuti del film, quelli in cui Fernando va da Rosalba chiedendole di tornare a Venezia.


Dieci inverni, una Venezia fredda ma romantica

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Dieci inverni è un film del 2009 diretto da Valerio Mieli e presentato alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

Michele Riondino e Isabella Ragonese sono i protagonisti di questo film che ci regala una storia di amicizia e amore ambientata, anche in questo caso, nella Venezia più popolare.

I due protagonisti si incontrano per la prima volta in vaporetto. Sono due studenti da poco iscritti all’università e per un disguido si trovano a condividere la medesima casetta sgangherata. Questa però diventerà il teatro della loro storia, dipanata nel corso sì di dieci anni, ma più precisamente di dieci inverni. Interessante la scelta di mostrare Venezia nella stagione più fredda, quella cioè che solitamente attira di meno i turisti, ma che è maggiormente vissuta dai suoi abitanti.

Camilla e Silvestro sono due giovani che si trovano a fronteggiare le difficoltà della loro età, in un’ epoca dove di precario c’è tutto. Questo si riflette in ciò che vivono, nelle loro decisioni e negli errori che commettono e di cui ripetutamente si pentono. Si avvicinano e allontanano per dieci anni, durante i quali Venezia non solo li ospita ma sembra essere compartecipe delle loro gioie e dei loro dolori, come una terza amica.

Non vediamo mai una città affollata, piuttosto il contrario, e questo avviene in ogni momento del film. Dalla scena iniziale in un vaporetto semivuoto nel canale di Cannaregio, in direzione San Pietro di Castello, alla scena finale nella casetta nei pressi dell’Arsenale, che ha ospitato per dieci anni confidenze e liti dei due protagonisti.

Piazza San Marco c’è, ma è rappresentata di notte, quindi deserta e illuminata dalle luci artificiali che ne esaltano la sua eleganza e il suo mistero.

Tutti i luoghi del film possono costituire punti di interesse di un ideale tour anticonvenzionale della città.

Nel Sestiere di Castello, a ridosso delle mura dell’Arsenale sorge la casetta dove Camilla e Silvestro vivono e poco lontano da lì possiamo imbatterci in quella perla di architettura del '500 attribuita a Jacopo Sansovino, che sono le Gaggiandre: oggi inglobate nell’area data in concessione dalla Marina Militare alla Biennale di Venezia per le sue esposizioni di arte e architettura, un tempo due cantieri acquatici che facevano parte dell’ “Arsenale Novissimo”.

L’architettura veneziana si mostra in questo film nella sua semplice bellezza con l’imponente costruzione che ospita l’Ospedale civile dei SS. Giovanni e Paolo e campo San Giacomo dell’Orio a San Stae con l’omonima chiesa, tra le più antiche della città (si dice che la prima costruzione risalga al 555).

Una Venezia fatta di percorsi volutamente poco riconoscibili, di luoghi marginali ma comunque sempre molto affascinanti.


Da quando esiste il cinema Venezia è sempre stata un set naturale molto ambito che ha dato forma negli anni a tante storie e fatto vivere a milioni di persone emozioni uniche.

Tanti sono i film già girati e molti altri ne verranno sicuramente realizzati in futuro tra le bellezze di una città che, proprio in virtù del suo essere senza tempo, è in grado di fare da sfondo a storie di ogni epoca.